Non c’è pace per i presidi delle scuole italiane. La questione del distanziamento non si è ancora risolta. Nelle linee guida presentate dalla ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, su indicazione del Comitato tecnico-scientifico, si parla di distanziamento fisico inteso come un metro fra le rime buccali degli alunni, ma in questi giorni i capi d’istituto si stanno chiedendo se la lontananza da garantire tra un alunno e l’altro debba essere dinamica o statica. Una questione di non poco conto che cambierebbe di molto la caccia agli spazi.

A porre per prima la questione è l’Associazione nazionale presidi che nei giorni scorsi ha scritto una lettera al Cts: “Si chiede di chiarire se tale distanza minima abbia valenza ‘dinamica’, come sembra evincersi dal documento Cts del 28 maggio, e cioè se debba essere assicurata in qualsiasi momento della presenza a scuola – quindi anche durante momenti di ‘lavoro di gruppo’ in aula, oppure in caso di deambulazione all’interno dell’aula o nei corridoi, in bagno ecc.ecc. – oppure se sia sufficiente rispettarla in senso ‘statico’ e cioè solo quando gli alunni sono seduti al loro banco. Si evidenzia che la prima interpretazione è logisticamente molto più vincolante della seconda e renderebbe non utilizzabili molte aule ma, naturalmente, la sicurezza collettiva non va pregiudicata in nessun caso”.

Secondo il presidente Antonello Giannelli, che domani incontrerà di nuovo il Cts, la risposta deve arrivare nel più breve tempo possibile per consentire alle scuole di prendere le misure del caso: “Secondo una stima fatta sulla base dei dati forniti dalla ministra Azzolina ad oggi mancherebbero 40mila aule. Ma se si chiarisse la questione del distanziamento sarebbe un aiuto non indifferente. Nel caso in cui il Comitato decidesse per la distanza statica servirebbero molte meno aule”. Al contrario, maestri e professori dovrebbero preoccuparsi che il metro sia garantito non solo in classe ma anche durante la ricreazione, l’ingresso e l’uscita dalla scuola e persino in bagno. Per quest’ultimo, visto che l’insegnante non può abbandonare la classe, sarebbe necessaria la presenza dei bidelli, il cui numeri, nei nostri istituti, continua a ridursi.

Una preoccupazione condivisa dal ministero di viale Trastevere che ha posto il quesito agli scienziati ed è in attesa di una risposta. A chiarire la questione è Alberto Villani, presidente della Società italiana di pediatria e membro del Cts: “Deve prevalere il buon senso. Applicheremo le norme che già esistono. Se si sta al banco seduti si può mantenere il metro e non avere la mascherina ma se due bambini si alzano e si avvicinano o giocano insieme allora la distanza viene a mancare e serve una protezione. Bisogna usare in maniera intelligente la mascherina”. Proprio su quest’ultima questione il Cts si è riservato di decidere due settimane prima dell’inizio della scuola. Intanto in Sardegna, secondo le proiezioni dell’Ufficio scolastico regionale, nella migliore delle ipotesi circa 10mila studenti sardi su un totale di 196mila rischiano di non avere un banco.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Scuola, il liceo milanese si prepara (con molte incognite) alla riapertura distanziata: “Non abbiamo spazi inutilizzati, ci rivolgiamo a Comune e parrocchie. Divideremo le classi in tre gruppi”

next
Articolo Successivo

Rientro a scuola, me li immagino così i miei primi gloriosi 45 minuti di lezione

next