C’è grande mistero attorno al caso di Jonathan Galindo. Non si tratta di una persona in carne e ossa ma di un’inquietante maschera raffigurante un Pippo deformato con le sembianze umane. Sarebbe lui il nuovo terrore degli adolescenti di tutto il mondo. Per Il Resto del Carlino si tratta di “un folle gioco”, proprio come lo sarebbe stata la Blue Chalet su Twitter (per molti quest’ultima era una bufala). Quali sarebbero i passaggi di questa pericolosa sfida? I siti internazionali raccontano dell’esistenza di alcuni profili, tutti con la stessa immagine, che contatterebbero su Instagram e TikTok ragazzini di 12 e 13 anni chiedendo loro di fare un “gioco” che, step by step, potrebbe portare a sfide autolesioniste e pericolose. Quando i loro profili vengono eliminati, ne rinascono altri come funghi.

Questo sarebbe il modus operandi arrivato anche in Italia. “Arriva la richiesta di contatto da Jonathan Galindo. Se accetti ti viene inviato, tramite messaggistica, un link che ti propone di entrare in un gioco nel quale vengono proposte delle sfide e prove di coraggio fino ad arrivare all’autolesionismo. In realtà so che c’è chi ha ricevuto anche più richieste da profili simili, differenziati magari da un punto o da un trattino tra le parole Jonathan e Galindo. Mia figlia mi ha raccontato che tra le prove c’è quella di incidere con una lama sulla pelle dell’addome le lettere iniziali del proprio nome ma anche il numero del diavolo 666”: è il racconto di una mamma italiana, senz’altro allarmata per sua figlia, che negli ultimi giorni ha sporto una denuncia alla polizia postale (lo racconta Il Resto del Carlino). In Italia le denunce sarebbero già quattro, tra Ancona e provincia.

Ma per trovare le origini di questo fenomeno bisogna tornare indietro nel tempo. Già nel 2017 Jonathan Galindo era diventato “celebre” in Messico, lì dove sono comparsi i primi articoli di giornale sulla vicenda. Nel 2018 è toccato all’India, poi al Vietnam, alla Spagna e al Brasile. Ovunque, in tutto il mondo, i toni sono gli stessi: una sfida pericolosa, l’accostamento alla Blue Whale, la volontà di colpire i più piccoli e indifesi. Quasi tutti i siti riportano una denuncia partita da una madre nello stato del Paranà in Brasile. Il sito debunker Bufale.net non ha dubbi: “Non esiste nessun Jonathan Galindo, ma esistono persone molto nefaste e nocive pronte a cavalcare la bufala di Jonathan Galindo per seminare panico e terrore. E da cui guardarsi si deve”.

Si tratta di una bufala, dunque? Lo youtuber Gianmarco Zagato ha provato a capire da dove provenisse quella immagine così inquietante, ora accostata a Galindo. E ha scoperto che appartiene a tal Samuel Canini (nonostante il nome italiano, non lo è), un produttore di effetti speciali cinematografici, che nel lontano 2012 ha creato questa maschera solo per divertimento. “Sono al corrente di tutto ciò che sta succedendo con questa storia di Jonathan Galindo. Le foto e i video sono miei. Sono stati scattati nel 2012 e nel 2013. E’ stato uno dei miei primi tentativi di effetti speciali con il makeup. Non dirò bugie: l’ho fatto per prendere in giro le persone. Era per mio gusto personale e non avevo l’intenzione di spaventare qualcuno. Se qualcuno riceve un messaggio per cominciare un gioco del genere, non rispondete. Questo mondo ha già abbastanza problemi e non abbiamo bisogno anche di questo. L’account Jonathan Galindo è stato creato nel 2017. Era un account finto che qualcuno aveva fatto usando le mie immagini. Non so chi sia, ma sicuramente hanno avuto un sacco di notizie online grazie alle mie foto”, ha raccontato il videomaker.

Su Jonathan Galindo, insomma, le informazioni sono confusionarie. Ma il pericolo c’è, esiste, a prescindere dall’esistenza dell’uomo Pippo. Il rischio di imbattersi in scellerati con intenzioni tutt’altro che oneste è sempre alto, soprattutto sul web. Il consiglio degli esperti è di mantenere sempre alta l’attenzione, rifiutare i messaggi dagli sconosciuti e, se si avverte un pericolo, parlarne con qualcuno senza vergogna. Con la speranza che una storia nata per “divertimento” non diventi un caso più serio.

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