Monica Lafranco, femminista, scrittrice e blogger del Fatto Quotidiano, dedica parte della sua attività politica agli incontri con gli studenti delle scuole medie e superiori per parlare di sessismo, sessualità e violenza. Alcuni incontri li abbiamo condotti insieme nelle scuole superiori della Provincia di Ravenna ascoltando testimonianze su bullismo e insulti che feriscono, come “troia” e “frocio” parole quotidiane sul sessismo e l’omofobia.

Nel 2013 aveva pubblicato Uomini che odiano amano le donne. Virilità, sesso e violenza, la parola ai maschi, una raccolta delle risposte di centinaia di lettori del Fatto Quotidiano a sei domande sulla sessualità e la violenza. Dal testo è stata tratta una pièce teatrale, il primo laboratorio italiano di teatro sociale rivolto solamente agli uomini e che dal 2014 viene rappresentata nei teatri o in altri spazi. Il progetto ha rotto innanzitutto uno stereotipo quello che vede le donne capaci di ragionar d’amore e gli uomini di tutto il resto ed ha rilevato, al contrario, che gli uomini hanno una gran desiderio di parlare di se stessi, delle proprie emozioni e della propria sessualità.

Nel corso degli anni, Monica Lanfranco ha pensato di ripetere l’esperienza con ragazzi e l’occasione è arrivata nel 2017 quando una scuola di Imola le ha proposto di coinvolgere 1500 studenti che hanno risposto a 5 domande. Le risposte erano tutte anonime ed hanno fornito materiale contenuto in migliaia di pagine. La lettura del libro Crescere Uomini emoziona perché è un viaggio nella mente di giovanissimi che rispondono talvolta con ingenuità, altre volte con riflessioni profonde rivelando tutta la loro vulnerabilità ma anche, purtroppo, di aver assorbito stereotipi e luoghi comuni.

Nonostante la strapassata rivoluzione sessuale, decenni di pratica politica femminista che ha continuato a sollecitare coscienze, destrutturando tutto ciò che era stato culturalmente costruito sull’identità maschile e femminile, gli stereotipi sulla virilità e la femminilità non sono stati affatto superati anzi riconfermati. Resiste la percezione della violenza nella sessualità come dato biologico che ha condizionato le risposte della maggior parte dei ragazzi che nelle risposte “annettono in automatico al mondo maschile la caratteristica del dover essere forti e tutto questo incide sulla costruzione dell’identità maschile individuale e collettiva”.

Per i ragazzi “i maschi sono più cattivi e immaturi mentre le femmine sono splendide principesse che mandano avanti il mondo” o “la sessualità maschile è fisicamente e fisiologicamente più incline alla violenza” etc. C’è anche un altro dato che contribuisce a rafforzare il nesso tra sessualità maschile e violenza.

Monica Lanfranco denuncia nel libro un vuoto di comunicazione generazionale colmato dalla pornografia soprattutto quella violenta che è diventata la “palestra della sessualità” che riduce il sesso a performance e le donne a oggetti, la responsabilità è anche l’immaginario della televisione che fin dagli anni ’80 ha mostrato a “due generazioni di giovani il corpo femminile esposto ogni giorno ” quindi come non pensare “che questa costante esibizione dei corpi femminili abbia prodotto effetti pornografizzanti nell’inconscio collettivo e che quindi, abbia autorizzato a dare per scontato che le donne, in fondo siano una merce disponibile per il piacere degli occhi e delle mani maschili”.

Che ci sia qualcosa che ci sta sfuggendo di mano nella relazione e nel ruolo educativo con le generazioni future lo dimostra la violenza tra gli adolescenti coinvolti in stupri di gruppo, bullismo, revenge porn, o al body shaming che hanno causato anche suicidi tra i giovanissimi. L’episodio che è avvenuto a Udine, denunciato da Selvaggia Lucarelli, sul gruppo che ha prenotato un tavolo in una discoteca per conto del ‘Centro Stupri’, è uno dei tanti indizi della banalizzazione della violenza sessuale contro le donne. Ti stupro viene ripetuto per scherzo o peggio: qualche settimana prima del lockdown ho fatto formazione in una classe dove un ragazzo era stato sospeso per aver minacciato di stupro una compagna, entrambi 16enni.

Abbiamo bisogno di strumenti ed è importante fornirli ai figli e alle figlie che cresciamo o agli studenti a cui insegniamo affinché sappiano decodificare tutta la mole di informazioni, immagini e contenuti che arrivano dal web attraverso pc e telefonini. Non possiamo più permetterci che i vuoti e l’assenza di parole siano colmati dai contenuti della rete, della televisione o della pornografia e non basta mettere filtri per vietare l’accesso a contenuti per adulti.

Scrive Monica Lafranco che il titolo del libro Crescere Uomini “è stato pensato perché contiene due facce della stessa medaglia: si cresce da quando si nasce dal corpo della propria madre e si è poi aiutati a crescere da chi si assume questo compito, per avviarci a guidarci a costruire un’esistenza autonoma“. Crescere uomini offre spunti di riflessione ed è una guida che può essere utilizzata dagli insegnati nelle scuole, o dai genitori o da tutti coloro che entrano nelle scuole con progetti per fronteggiare la violenza di genere o il bullismo e gettare le basi per costruire ponti sopra il vuoto che abbiamo lasciato.

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