A inizio febbraio, l’ex sottosegretario di Berlusconi e ora presidente della commissione del Senato che ieri ha ripristinato gli assegni per gli ex parlamentari, Giacomo Caliendo, spiegò davanti all’Aula che non avrebbe partecipato alla decisione sui ricorsi di circa 700 ex senatori che rivogliono il vitalizio. Un privilegio che toccherebbe anche allo stesso Calendo. Il quale proprio per questo fu accusato di essere in conflitto di interessi dal Movimento 5 stelle. Meno di 5 mesi fa disse quindi in Aula: “Mi asterrò per difendere il Senato”. Pochi settimane dopo, però, il presidente del Collegio di appello di Palazzo Madama Luigi Vitali (anche lui in quota Forza Italia) precisò di non poter accogliere la sua astensione. Nemmeno per motivi di conflitto d’interessi. E così permise a Caliendo di rimanere al suo posto. Oggi Caliendo difende il ripristino dell’emolumento: “Non è stata una scelta politica” sostiene e non svela il voto. Ma il senatore M5s Primo Di Nicola assicura: “Caliendo ha votato ben sapendo così di mettersi in una situazione di conflitto di interesse. Il ripristino di questo vitalizio porta le impronte digitali di un’unica parte politica, Forza Italia

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