L’ultima defezione in casa M5s in favore della Lega non solo ha riaperto vecchie ferite tra i 5 stelle, ma ha fatto ripartire la stagione dei pallottolieri in Senato. Ma la maggioranza a Palazzo Madama è davvero in difficoltà? A negare che l’esecutivo rischi di non avere abbastanza sostenitori è stato oggi lo stesso ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà: “Al Senato”, ha dichiarato a SkyTg24, “siamo ben superiori alla maggioranza di 160 che leggo sui quotidiani, siamo a 170 senatori della maggioranza stabili. Non abbiamo un problema di numeri”.

Nelle ultime ore infatti, si è parlato molto del fatto che il governo avrebbe perso in Senato la maggioranza assoluta per un voto (da 161 a 160) con la defezione di Alessandra Riccardi (ex M5s ora alla Lega). Ma in realtà i numeri, stando anche alle ultime votazioni di fiducia, sono più larghi. Sulla carta l’esecutivo può infatti contare di 95 senatori M5s, 35 Pd, 17 Italia viva, 6 Autonomie e 14 del gruppo Misto-Leu. E in totale, al momento sono 167. A questi si devono aggiungere almeno i tre senatori a vita che di solito votano in sostegno del governo Conte: Mario Monti, Liliana Segre e Elena Cattaneo. Per un totale di 170 senatori, come rivendicato dallo stesso ministro M5s D’Incà. In totale sono sei i senatori a vita, ma Giorgio Napolitano, Carlo Rubbia e Renzo Piano partecipano raramente alle votazioni.

Il margine al momento sembra poter far dormire sonni tranquilli all’esecutivo, soprattutto alla luce del fatto che difficilmente i senatori del Misto e di altre componenti minori sono incentivati a far cadere il governo e tornare alle elezioni (senza avere conferma di una nuova candidatura). Tolti i senatori di Leu (Loredana De Petris, Vasco Errani, Pietro Grasso, Francesco Laforgia, Sandro Ruotolo), gli altri del Misto che sostengono l’esecutivo sono: gli ex M5s Buccarella, De Falco, Fattori, De Bonis, Di Marzio e Nugnes; Ricardo Merlo e Cario Adriano (Italiani all’estero); Tommaso Cerno (ex Pd). La preoccupazione più grande per Conte rimangono i 17 senatori di Italia viva: la componente che più spesso negli ultimi mesi ha minacciato di far venir meno il sostegno in Aula è anche quella che potrebbe cambiare le sorti dei provvedimenti e addirittura far vaccilare l’esecutivo. Sempre però che il partito di Matteo Renzi, che a fatica raggiunge il 3 per cento nei sondaggi, abbia davvero intenzione di far tornare il Paese al voto.

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