È morto oggi Pierino Prati, storico calciatore di Milan, Roma e Fiorentina e della nazionale italiana. L’ex attaccante stava male da tempo. È stato campione d’Europa con la Nazionale italiana nel 1968 e finalista mondiale nel 1970. Il primo a dare la notizia della morte di Prati è stato il dirigente della As Roma Bruno Conti sul suo profilo Instagram: “Riposa in pace grande Pierino”. Da segnalare anche il ricordo del Milan, sempre via social: “Ha chiuso gli occhi un gigante della nostra Storia. Dal Bernabeu alla Bombonera: Piero Prati ha dato lustro in tutto il mondo ai colori rossoneri. Ciao Piero”. “Prati? Voglio ricordarlo a nome di tutto il club, dedichiamo questa vittoria a lui, siamo vicini ai suoi familiari” ha detto invece Stefano Pioli intervenuto a Sky Sport nel postpartita di Lecce-Milan, vinta dai rossoneri per 4 a 1 in trasferta.

Dopo Mario Corso, quindi, se ne va un altro grande giocatore. L’ex attaccante di Fiorentina, Milan e Roma, morto oggi a 73 anni, era soprannominato “Pierino la peste“. Nato a Cinisello Balsamo nel dicembre del 1946, è sportivamente cresciuto con la maglia del Milan. Dopo una prima parentesi nel 1966 (2 presenze), ha indossato la maglia rossonera dal 1967 al 1973. Con i giallorossi ha giocato dal ’73 al ’77 totalizzando 82 presenze e 28 gol. Come detto è stato campione d’Europa con la Nazionale nel 1968 e finalista mondiale nel 1970. Alla sua prima stagione completa in massima serie fu capocannoniere con 15 gol, contribuendo alla vittoria del campionato da parte dei milanesi.

Coi lombardi conquistò la Coppa delle Coppe nel 1968, e l’anno successivo Coppa dei Campioni e Coppa Intercontinentale: in quel 1969, nell’ultimo atto della principale competizione europea per club, segnò 3 gol all’Ajax, sfiorando il record di reti di Ferenc Puskás (4) in una finale. Lasciò il Milan nel 1973, dopo due Coppe Italia consecutive e la seconda Coppa delle Coppe. Passato alla Roma, giocò l’ultima gara in nazionale (la quattordicesima, nelle quali segnò 7 gol), imboccando definitivamente il viale del tramonto; dopo due brevi parentesi alla Fiorentina e negli Stati Uniti, coi Rochester Lancers, chiuse la carriera in Serie C2, tornando per tre anni a Savona. Aveva successivamente intrapreso la carriera da allenatore sulle panchine di Lecco, Solbiatese, Sporting Bellinzago e Pro Patria.

Con la Nazionale esordì il 6 aprile 1968 contro la Bulgaria, nella gara di andata dei quarti di finale del campionato d’Europa 1968: il suo gol portò il punteggio sul 3-2 per i bulgari; al ritorno segnò ancora e gli azzurri prevalsero 2-0, qualificandosi alla semifinale. Giocò la finale in coppia con l’esordiente Pietro Anastasi, mentre nella vittoriosa ripetizione fu sostituito da Gigi Riva.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

La mano de Dios, poi il gol più bello della storia dei Mondiali: 34 anni fa Maradona da calciatore divenne divinità

next
Articolo Successivo

Italia 90, 30 anni dopo – Classe, follia e narcos: la stramba storia della Colombia ai mondiali

next