Problemi comportamentali, sintomi di regressione, irritabilità, disturbi del sonno e d’ansia. Sono solo alcuni degli effetti riscontrati nei bambini e nei ragazzi italiani durante il lockdown e rilevati da un’indagine sull’impatto psicologico della pandemia nelle famiglie promossa dall’Irccs Giannina Gaslini di Genova e guidata dal neurologo Lino Nobili, che dirige il dipartimento di Neuropsichiatria infantile dell’istituto. Perché se i più piccoli sembrano essere meno vulnerabili agli effetti sistemici del Covid-19, nonostante sia i dati divulgati dall’American Academy of Pediatrics (AAP) che la stessa esperienza del Gaslini suggeriscano un aumento di patologie sistemiche autoinfiammatorie (quali la sindrome di Kawasaki nei bambini più piccoli), tutt’altra storia è quella della qualità della vita e dell’equilibrio emotivo di bambini e adolescenti, che hanno risentito eccome dell’emergenza. “Sono loro quelli che hanno pagato un prezzo particolarmente alto durante il lockdown. Non poter andare a scuola, non poter vedere le proprie maestre e i propri compagni di classe, non poter correre e giocare in un parco con i propri amici li ha certamente penalizzati”, ha spiegato la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa, nel corso della conferenza di presentazione dell’indagine, sottolineando come oggi sia necessario “fare in modo che alla fine di un’esperienza che ricorderanno per tutta la vita, si sentano più forti e sicuri, consapevoli che si può combattere e vincere anche una battaglia difficilissima come quella che abbiamo condiviso contro il coronavirus”.

L’INDAGINE – Sin dalle prime fasi della pandemia l’Istituto Gaslini ha attuato un programma di monitoraggio e di intervento dedicato al supporto della popolazione pediatrica e delle loro famiglie. Oltre ad alcune misure di sostegno (colloqui e video colloqui in via telematica) è stato avviato un sondaggio svolto a circa tre settimane di distanza dal lockdown, mediante la piattaforma Google Form, in forma anonima. In due settimane hanno aderito 6.800 cittadini da tutta Italia, di cui quasi la metà (3.245) con figli minorenni a carico. Il 64,7% delle persone che ha compilato il campione è di sesso femminile, con un età media che si colloca nella fascia dei 40-45 anni.

GLI EFFETTI SUI BAMBINI E I RAGAZZI – Dall’analisi è emerso che nel 65% e nel 71% dei bambini con età rispettivamente minore o maggiore di 6 anni sono insorte problematiche comportamentali e sintomi di regressione. Per quel che riguarda i bambini al di sotto dei sei anni, i disturbi più frequenti sono stati l’aumento dell’irritabilità, disturbi del sonno e disturbi d’ansia (inquietudine, ansia da separazione). Nei bambini e adolescenti (età 6-18 anni) gli effetti più frequenti sono stati i disturbi d’ansia e la sensazione di mancanza d’aria, ma anche i disturbi del sonno (difficoltà ad addormentarsi e a svegliarsi per iniziare le lezioni per via telematica a casa). In particolare, proprio in questa fascia di età è stata osservata una significativa alterazione del ritmo del sonno con tendenza al cosiddetto ‘ritardo di fase’ (adolescenti che vanno a letto molto più tardi e non riescono a svegliarsi al mattino), come in una sorta di ‘jet lag’ domestico. Tra questi ragazzi è stata riscontrata più frequentemente anche una maggiore instabilità emotiva con irritabilità e cambiamenti del tono dell’umore.

QUEL LEGAME CON IL MALESSERE DEI GENITORI – Il livello di gravità dei comportamenti disfunzionali dei bambini e degli adolescenti è legato statisticamente (e in modo significativo) al grado di malessere con cui i loro genitori hanno vissuto il lockdown. All’aumentare di sintomi o comportamenti di stress nei genitori (disturbi d’ansia, dell’umore, disturbi del sonno, consumo di farmaci ansiolitici e ipnotici), i dati hanno mostrato un aumento dei disturbi comportamentali e della sfera emotiva nei bambini e negli adolescenti, “indipendentemente dalla pregressa presenza di disturbi della sfera psichica nei genitori”, spiega l’indagine. Anche se i disturbi della sfera emozionale dei genitori, conseguenti alla particolare situazione dovuta alla pandemia, sono risultati molto più accentuati “nel caso di pregresse problematiche di natura psichica”. Il malessere dei genitori, inoltre, “è risultato significativamente più frequente e intenso nella famiglie al cui interno ci sono sia persone anziane che bambini”. “Aver messo in atto dei percorsi di supporto psicologico e neuropsichiatrico alle famiglie e ai bambini, come è stato fatto dal nostro Istituto – ha spiegato il team che ha condotto la ricerca – non solo ha fornito un aiuto nella fase acuta, ma potrebbe ridurre i rischi di sintomalogie post-traumatiche perduranti nel tempo”.

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