Nei workshop di comunicazione a cui partecipavo 25 anni fa, quando lavoravo nel settore pubblicitario, uno dei temi ricorrenti era che “ciò che non viene comunicato non esiste“. Una maniera estrema per dire che sul piano psiconeurale, per un essere umano non esistono reazioni, ovviamente, se non viene a sapere dell’esistenza di un evento.

Per contro è ovvio che quanto viene comunicato esiste. Ma non solo. La comunicazione può essere manipolata e anche modulata. Ovvero, se un evento viene comunicato molto esiste molto. Oggi nel mondo si parla talmente tanto della pandemia Covid che l’evento non solo ha surclassato tutti gli altri, ma addirittura i media sono costretti a ficcare “Covid” ovunque sennò si rischia che una qualsiasi notizia passi inosservata. Oggi si è creata una assurda dicotomia tra negazionisti e covidisti.

Una posizione equilibrata è difficilissima da sostenere. Ovvero, senza voler assolutamente negare la pandemia, è logico chiedersi se l’incremento di mortalità sia realmente così devastante. Il semplice porre questa questione, specie in Brasile, porta automaticamente e assurdamente a posizionarsi a destra politicamente ed essere in sostanza dalla parte di Bolsonaro.

Il presidente sta affrontando la situazione in una maniera surreale, come fa di solito in qualsiasi frangente. In realtà la pandemia è presente eccome, forse più perniciosa che in altri paesi. D’altra parte nessuno si chiede quale fosse la situazione in precedenza, in un paese estremamente carente sul piano sanitario, pieno di obesi, di persone che si curano pochissimo sul piano fisico, vittime di una alimentazione profondamente errata e di condizioni igienico-sanitarie a dir poco devastanti.

Basti pensare che la favela della Rocinha a Rio, con circa 350.000 abitanti ammassati su una collina, presenta una fogna letteralmente a cielo aperto a fondo valle, passando vicino alla quale io stesso, che non sono certo un affezionato della mascherina, anche prima mi chiedevo se non fosse stato il caso di indossarla.

In sostanza io credo che la tragedia che sta affrontando il paese sia, come per altre regioni del pianeta, una sorta di ennesima resa dei conti prodotta da questo virus. Ovvero il virus, purtroppo realmente ben presente, non è che la classica goccia che fa traboccare un vaso già pieno fino all’orlo, non certo estraneo a tracimazioni già in passato. Solo che non ne parlava nessuno.
Purtroppo oggi i numeri della morte sono diventati, ancor più che una questione politica, una faccenda ideologica.

Alcune settimane fa i giornali brasiliani hanno parlato di una questione venuta fuori a Rio de Janeiro. Computi dei morti fatti in maniere diverse portano a dati sui decessi che presentano differenze del 50% e oltre. Ovvero 1.400 decessi per Covid in meno contandoli con diversi parametri. Mistero. Se al governo ci fossero stati Lula o Dilma le proteste e la strage ci sarebbero stati ugualmente. Per la semplice ragione che chiunque viva in Brasile sa benissimo che c’è da avere paura in qualsiasi momento di finire in un ospedale pubblico, per qualunque motivo.

Sicuramente prima di Bolsonaro almeno c’erano i medici cubani, ma ben poco avrebbero potuto fare, privi dei mezzi tecnici per affrontare una situazione del genere. La verità è che i paesi, come per esempio la Nuova Zelanda, che hanno superato meglio questo attacco avevano già una qualità di vita molto migliore prima. Poco ha potuto il virus contro popolazioni sane con un’alta qualità della vita, soprattutto sul piano psicologico.

In Brasile si muore per stupro e violenza, per pallottole vaganti, per scarsa igiene, forse non per fame, ma per malnutrizione sì. Gli indios sono vessati da 500 anni e sono allo stremo sul piano psicologico, per questa ragione sono estremamente vulnerabili, specie quelli dei villaggi non lontani da centri abitati occidentali. Condizioni igieniche devastanti, poco cibo e di scarsa qualità, attacchi dai fazenderos, odio da parte dei bianchi.

Di fatto i brasiliani sono sempre più spaventati. La scenografia è costellata di mascherine. L’abbraccio, uno dei fiori all’occhiello della cultura popolare brasiliana, è un lontano ricordo.
Gridare alla tragedia da virus è di sinistra e contro Bolsonaro, minimizzarla è di destra e può far perdere decine di amici. Tentare di ragionare mediando tra le due posizioni è impossibile. Ancora una volta sul pianeta Terra il grande sconfitto è il buonsenso. Il vincitore, ancora una volta, l’odio mediatico.

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