Ho una strana sensazione, qualcosa, un sospetto, un dubbio. Dal movimento ecologista di Greta Thunberg a quello antirazzista “I can’t breathe” emerge la forza e l’entusiasmo planetario dei giovani come non se ne vedeva da tempo. E, come non se ne vedeva da tempo, è un fiorir di “Giovani, tocca a voi cambiare il mondo” per bocca di non più giovani. “Giovani cambiate il mondo” che vuol dire? Se non lo fanno sarà solo colpa loro? Vien da pensare che, se tocca ai giovani, il futuro è solo cosa loro, come una zavorra che gli carichiamo sulle spalle. Ma il futuro non è dei giovani, il futuro è di tutti.

E perché il mondo lo dovrebbero cambiare “solo” i giovani? E mentre lo fanno, ammesso che i vecchi glielo concedano, li lasceranno fare o attenderanno di vederli fallire come guardoni qualunque che sbirciano i lavori in corso, pieni di consigli e con le mani in tasca? Non sarà che “giovani, tocca a voi” è un’apparecchiata all’ennesimo alibi di chi li incalza e se ne fotte? E poi, perché non cambiarlo insieme questo mondo?

La forza è dei giovani ma l’esperienza, fondamentale, è di chi l’ha fatta ed è impossibile conciliare anni di esperienza con quelli minori della giovinezza, impossibile pensare che ognuno faccia a meno dell’altro. E poi, ancora, come fai a dire “giovani, tocca a voi” se poi non dai spazio? Se tocca ai giovani allora tocca ai vecchi farsi da parte, per dare strada a chi viene dopo e ti supera in forza e cerca di mettere a frutto l’esperienza di chi ne ha fatta e correggere gli errori di chi li ha commessi.

Ma non possiamo delegarla a loro con l’ipocrisia di chi scarica il barile. Altrimenti è “figliolo, tutto questo un giorno sarà tuo” e grazie al cazzo, così chi rompe non paga e lascia i cocci in eredità. Perché questa storia dei “giovani cambiate bla bla bla” puzza di luogo comune e somiglia già a un proverbio: largo ai giovani è il motto di chi non si scansa.

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