Il 21 giugno la Spagna uscirà dallo stato di allerta nel quale è precipitata dalla prima metà di marzo. Il governo ha comunicato ufficialmente che non ci saranno altre proroghe: potrà così iniziare quella “nuova normalità” che il premier Sánchez ha più volte preannunciato nelle sue numerose conferenze stampa. La desescalada con cui il Paese si è mosso, di regione in regione, per allentare il lockdown pur mantenendo sempre costante l’attenzione per evitare che i contagi tornassero ad aumentare, ha dato i suoi frutti, ma ha anche creato diversi disagi.

Se nella prima fase di confinamento (tra la seconda metà di marzo e i primi di maggio) le multe per chi ignorava le restrizioni sono arrivate anche a 15mila al giorno, nel momento in cui le diverse regioni hanno iniziato a spostarsi dalla fase 0 alla fase 1 il numero di multe è diminuito, ma si sono anche rivolte principalmente alle attività commerciali che non rispettavano la normativa vigente per proteggere clienti e lavoratori.

Nel mirino della polizia nazionale e locale c’erano bar e ristoranti: durante la fase 1 infatti era possibile tornare in attività solo per chi avesse a disposizione spazi all’aria aperta (giardini o aree di suolo pubblico che in spagnolo si chiamano “terrazas”, ndr.) e che potessero garantire una distanza di due metri tra tavolo e tavolo, oltre che tutte le misure necessarie per proteggere sia gli avventori che camerieri e cuochi.

Come si sono organizzati quindi i ristoratori? “Noi ci siamo adattati con una colonnina con il gel igienizzante per le mani all’entrata del locale e abbiamo scelto il modello elettrico così nessuno deve poggiare le mani sul dispenser – spiega a ilfattoquotidiano.it Carlo Santoriello, proprietario del ristorante Donkilo, nel quartiere Eixample di Barcellona -. Tutto il personale è dotato di mascherine e guanti; tutte le superfici dei tavoli da lavoro, cucina e tavoli dei clienti vengono pulite molto di frequente con uno spray antibatterico; l’olio, l’aceto, il sale e il pepe sono in bustine monodose e le tovaglie usa e getta per ogni cliente. E abbiamo creato un codice QR per leggere il menu direttamente dal nostro sito e diamo una tovaglietta extra con il menu impresso a chi non sa usare il codice QR”.

Le multe sono state tantissime in tutta la Spagna: la polizia municipale di Madrid, per esempio, nei primi giorni di fase 1 (iniziata il 25 maggio), ha multato il 41% dei locali che lavoravano negli spazi all’aria aperta ispezionati per non seguire adeguatamente la normativa.
Non seguirla al millimetro (in senso figurato e letterale, in questo caso) può costare molto caro sia al proprietario del locale che ai clienti: se ci sono persone in piedi negli spazi all’aria aperta le multe vanno dai 3.001 ai 30mila euro. Si possono infatti servire bibite e cibo solo alle persone sedute e se si trasgredisce o si oppone resistenza alle autorità e agli agenti nell’esercizio delle proprie funzioni, le sanzioni vanno dai 601 ai 30mila euro. E per chi mette a rischio o provoca un danno grave per la salute della popolazione, non seguendo le direttive del Ministero della Sanità o le normative del governo, può ricevere una multa tra i 3mila e i 600mila euro, a seconda della gravità della disobbedienza. Adesso che l’intero Paese è in fase 2 (o 3), si può mangiare anche all’interno dei locali, che possono raggiungere solo il 40% della loro capienza totale. In questi giorni i controlli continuano a essere numerosissimi e molto severi: le fasi cambiano, ma le multe rimangono quindi una presenza costante.

Con l’arrivo della bella stagione mantenere le distanze e trovare il modo di continuare con le misure di sicurezza imposte dal governo non sarà facile. Già dal primo momento in cui è stato possibile tornare a frequentare bar e ristoranti le prenotazioni sono state tantissime: il desiderio di normalità è fortissimo, ma senza correre rischi inutili che potrebbero costare molto più cari di una multa.

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