Il governo aveva garantito di avere “sotto controllo” la pandemia di coronavirus, ma in Polonia, durante l’ultimo fine settimana, sono stati registrati 1.151 casi di nuovi contagiati, il numero più alto dall’inizio della crisi sanitaria. Di queste 676 tra i dipendenti delle miniere di carbone in Slesia e i loro famigliari. Considerate nel comparto delle attività “essenziali”, sono sempre rimaste in attività, senza mai chiudere. Ma vista la situazione epidemiologica ora le autorità hanno deciso di interrompere il lavoro delle dodici miniere della regione a sud del Paese – che si estende anche in piccola parte in Germania e Repubblica Ceca – per tre settimane. Ai minatori sarà comunque corrisposto lo stipendio pieno.

Si tratta dell’area abitativa a maggiore densità del Paese – 368 abitanti per chilometro quadrato – dove si concentra solo il 12% della popolazione e che nelle ultime settimane ha fatto registrare il 50% delle nuove infezioni a livello nazionale (circa 300-400 al giorno in totale). Oltre 4mila minatori (su 14mila) sono risultati positivi anche grazie ai test effettuati, che hanno consentito di individuare i focolai. In Slesia sono stati registrati in tutto 225 decessi. I lavoratori risultati infetti, che hanno tra i 20 i 30 anni, generalmente non sviluppano un quadro clinico preoccupante, ma possono diffondere il virus ai più anziani. Ed è questa la principale preoccupazione delle autorità sanitarie.

Guardando alla situazione nazionale, sabato scorso nell’ambito dell’allentamento delle restrizioni sono state riaperte le piscine, i centri fitness e le sale giochi. Così come i teatri e i cinema. L’obbligo di portare le mascherine riguarda ora solo i luoghi chiusi con maggiore presenze (negozi, chiese, mezzi di trasporto pubblici). Il numero totale di positivi è oggi di 26.780 persone, tra cui 1161 morti e 12.998 guariti.

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