Dopo aver puntato la lente sulle morti nelle rsa e aver dato vita a decine di inchieste (alcune per omicidio colposo), la procura di Torino accende un faro sui metodi – gare d’appalto e affidamenti – con cui la Regione Piemonte si è procurata dispositivi di protezione, tamponi e materiali sanitari necessari durante la pandemia. La Guardia di finanza ha bussato alle porte dell’Unità di crisi della Regione – la grande cabina di regia costruita per affrontare l’emergenza Covid-19 – per acquisire documenti utili all’indagine. L’attività degli investigatori è coordinata dal procuratore vicario Enrica Gabetta e nasce da una serie di esposti inviati in procura da sindacati di consumatori, medici, infermieri, sanitari e cittadini.

Al centro dell’attività di indagine, ci sono le gare pubbliche, gli affidamenti diretti e tutte le modalità (anche eccezionali, data la situazione d’emergenza) che sono state adottate dalla Regione per comprare materiali. In particolare, in molte denunce analizzate dai finanzieri si fa riferimento a presunte irregolarità relative al reperimento di mascherine, guanti, tute e dispositivi anti-Covid. Prezzi alterati, maggiorati, modificati in corso d’opera, forniture mai consegnate, a danno dei medici e degli infermieri che per settimane hanno lavorato con strumenti non idonei, sono alcuni dei temi segnalati agli inquirenti dai firmatari degli esposti. Inoltre, ci sarebbe la questione del materiale “non conforme”.

Ci sarebbero intere partite di mascherine non a norma ritirate dagli ospedali perché “fuori norma”. Chi le ordinò? Dove? E con quali soldi? Le protezioni, all’inizio, erano scarse ovunque, non solo nelle rsa. Molti medici in ospedale erano costretti a usare la stessa fpp2 per tre giorni consecutivi. Altri erano costretti a indossare camici monouso da chiudere con il nastro adesivo. Anche in questi casi, la procura punta a verificare come mai materiale così scadente venne pagato e spedito ai sanitari che combattevano in prima linea contro un virus difficile da debellare. C’è una società che avrebbe vinto una delle gara per i lotti di “visiera facciale” e “mascherine” che dopo l’aggiudicazione avrebbe alzato autonomamente il prezzo. Una seconda ditta avrebbe fatto lo stesso per i camici “sterili standard”. Dalla Cina si sarebbe passati per la fornitura delle tute da una società all’altra in maniera poco chiara. È vero, e ne sono consapevoli anche gli inquirenti, che in una fase d’emergenza simile, non ci sarebbe stato tempo per analizzare a fondo molte situazioni. E alcune volte non sarebbe stato possibile neppure indirle, le gare. In ogni caso, la procura intende verificare: quali siano state le aziende prescelte, quali furono le ditte italiane che vendettero merce acquistata all’estero. Poi, c’è la questione del caro prezzi: come mai aumentavano sempre, giorno dopo giorno? Per fare luce su questioni così complesse, la Finanza completerà l’acquisizione di documenti spulciando le carte anche di Scr, la Società di committenza regionale (Scr). Al momento tutti i filoni d’indagine sono prettamente conoscitivi.

C’è, inoltre, una seconda indagine, sempre condotta dalla Finanza e guidata dalla procura, sugli appalti nelle Asl, che vede al momento 19 indagati. È iniziata prima della pandemia, ma prosegue in questo periodo. L’assessore regionale alla Sanità del Piemonte, Luigi Genesio Icardi, dichiara: “Abbiamo previsto nella direzione Sanità uno specifico settore anticorruzione e vigilanza che, a breve, sarà attivato proprio a contrasto di questi fenomeni. Nel merito di oggi, è del tutto prematuro esprimere valutazioni, se non ringraziare chi conduce le indagini che hanno come obiettivo far emergere eventuali episodi criminosi: esprimo la mia più ferma condanna rispetto a reati, come la turbativa d’asta e la corruzione, particolarmente gravi”.

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