Chi per anni ha analizzato i regimi autoritari di Cina ed altri Paesi asiatici riconosce che quello che sta succedendo negli Stati Uniti con le proteste per la morte di George Floyd, con le violenze e le cariche della polizia anche sui manifestanti pacifici, ricorda i regimi autoritari. “Ho visto questo tipo di violenza, questo è quello che fanno gli autocrati, questo è quello che succede nei Paesi prima del tracollo, e la cosa veramente mi preoccupa”, ha detto l’ex analista della Cia Gail Helt al Washington Post, che ha interpellato diversi ex, ed anche attuali, funzionari dell’intelligence americana che hanno espresso la sua stessa preoccupazione. Condivide la visione di Helt, ora docente della King University in Tennessee, anche Marc Polymeropoulos, ex capo delle operazioni Cia in Europa ed Asia. Su Twitter ha scritto che l’immagine di Trump con la Bibbia in mano di fronte alla chiesa di Washington, dopo che le forze dell’ordine gli hanno sgomberato la strada con lacrimogeni e pallottole di gomma, “mi ha ricordato quello che ho riportato per anni dal Terzo Mondo“. “Saddam, Bashar, Gheddafi, tutti hanno fatto questo”, ha aggiunto.

Gli ex analisti interpellati sono concordi nel dire che la risposta militare alle proteste civili sono tra gli indicatori di una situazione pericolosa che evidenzierebbero se dovessero scrivere una valutazione di intelligence questa volta non per gli Stati Uniti ma sugli Stati Uniti. Anche perché questa si inserisce nella difficoltà che il Paese sta registrando nel contenere il Covid 19, con un presidente che continua a polarizzare la politica ed attaccare i media, considerato un altro segnale di disfunzione del sistema.

“Come ex agente della Cia conosco questo copione”, ha twittato Abigail Spanberger, ora deputata democratica, parlando degli elicotteri militari che hanno sorvolato la zona delle proteste, del generale Mark Milley, il capo degli Stati Maggiori Riuniti, che ha camminato per le strade della capitale in uniforme da combattimento. Anche un funzionario ancora in carica dell’intelligence ha parlato, ovviamente protetto dall’anonimato, con il Post raccontando di essersi avventurato, nei panni di “cittadino preoccupato” non in veste ufficiale, lunedì nelle zone degli scontri, per verificare la situazione sul terreno come avrebbe fatto se fosse stato in un Paese straniero”. C’è stata una rapida escalation“, ha detto ancora, aggiungendo che una volta visti che venivano lanciati i fumogeni “ho capito che era arrivato il momento di andarmene”.

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