di Gabriella Bruschi*

Lo so. Quando la Sovrintendenza ha dichiarato – la scorsa settimana – che non ci sono le condizioni per un suo vincolo sullo stadio Meazza, la maggior parte dei media ha utilizzato arbitrariamente il seguente binomio : “nessun vincolo = si può abbattere”. Senza che questa deduzione fosse scritta da nessuna parte.

Per come la vede il Comitato San Siro invece il binomio è: “Se non ci sono vincoli, allora non c’è nemmeno alcun ostacolo alla ristrutturazione“. Quindi andremo avanti ancora. Per il nostro Comitato – e insieme a noi, occorre sottolinearlo, molti altri comitati cittadini milanesi – la storia del nuovo stadio è solo una scusa per poter cementificare in un modo ingiustificato e non accettabile.

Per finanziare il nuovo stadio i proprietari dei club – il fondo speculativo Helliot e il cinese Zhang Jindong, a cui certo non interessa il destino di un quartiere milanese – hanno bisogno di costruire accanto allo stadio (per inciso: un mostro alto come un palazzo di 10 piani e lungo 200 metri a 30 metri di distanza dalle case) ben 3 grattacieli, un centro commerciale, una spa, un multisala, un centro congressi.

Ciò significa stravolgere un quartiere da sempre votato al verde. Per far posto al nuovo stadio verrebbe cancellata un’area di verde profondo di oltre 5 ettari e abbattuti oltre 100 alberi ad alto fusto, in cambio di qualche aiuola di 10 centimetri di profondità. È per questo non rispetto del suolo e per l’eccessiva speculazione edilizia su un’area enorme di Milano che molta parte dei cittadini milanesi si sta muovendo.

Invece: se si ristrutturasse il Meazza – e si può fare alla grandissima – non ci sarebbe bisogno di costruire un nuovo stadio, si conserverebbe il verde, i club risparmierebbero soldi e quindi non avrebbero necessità di volumetrie astronomiche, andando così anche incontro alle esigenze del Comune. Le società calcistiche dicono che non è possibile snocciolando una serie di argomentazioni (dal timore di interruzione del campionato, ai seggiolini troppo vicini, ai costi, ai tempi) che gli esperti interpellati dal Comitato di Coordinamento San Siro hanno demolito uno a uno:

1. Ci sono pronti progetti più innovativi – che sono stati anche presentati in Consiglio Comunale in una apposita Commissione – che accontentano le squadre in ogni esigenza, fanno risparmiare tempo e denaro e rendono il Meazza – già ora ai massini livelli del ranking internazionali – ancora più appealing. E le due squadre dovrebbero essere fiere ed orgogliose di questa ristrutturazione e passerebbero alla storia per aver salvato un’icona, chiamata persino la Scala del calcio.

2. Risparmiando denaro con la ristrutturazione e ammodernamento del Meazza la necessità di costruire sarebbe limitata e si potrebbe pensare a una riqualificazione della zona più misurata e più vicina alle nuove idee ci città che stanno nascendo dopo la catastrofica esperienza del Coronavirus.

3. Con il progetto di costruzione, i due club avevano coniato questo slogan: finora c’erano allo stadio eventi 2-3 volte la settimana, con il nuovo progetto ci saranno aventi 365 giorni all’anno pensando a folle di tifosi che si accalcano in ristoranti e negozi. È ancora possibile pensare a una città così?

Con assembramenti e calche? O non sarà invece necessario pensare a una città più rispettosa di verde, spazi, ritmi di vita diversi? Noi pensiamo che occorra ripensare a una Milano diversa e San Siro sarà il vero test per la città. Attraverso il modo in cui l’amministrazione comunale gestirà la vicenda del quartiere San Siro-Ippodromo si vedrà se davvero esiste un’attenzione per i temi ambientali, la tutela della salute pubblica, la conservazione di aree e quartieri che offrono all’intera città un polmone verde per il benessere dei cittadini.

Lo sviluppo urbanistico delle città è in una fase storica in cui è indispensabile l’impegno di tutti per rispondere non solo alle grandi questioni climatiche, ma ora anche a quelle sanitarie. Al di là dei proclami che esaltano una città ecologica e vivibile, al di là delle dichiarazioni contenute in Milano 2030 che finora si sono dimostrate grondanti di contraddizioni, mostrando il poco buono con la mano destra e nascondendo il pessimo con la mano sinistra sarà sullo scacchiere San Siro che si giocherà la credibilità dell’amministrazione in ambito ambientale.

Una città come Milano, ai primi – disonorevoli – posti tra le città più inquinate in tutta Europa non può permettersi di perdere più un solo metro del già poco verde esistente.

* Presidente del Comitato coordinamento San Siro

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