Passa il tempo e la nostra coscienza collettiva non riesce ancora a spiegarsi bene la vena di terrore omicida che ha accompagnato la storia del Paese. Tante cose le abbiamo capite, alcune sono scolpite da sentenze giudiziarie che stabiliscono fatti storici: ad esempio, lo stragismo è figlio della feccia neofascista allevata da uomini dello Stato che poi la hanno protetta.

Con la giusta distanza degli anni, ci è chiaro che la verità sulla strage di Piazza Fontana è stata frantumata per occultare le complicità del Sid, il servizio segreto dello Stato, e le alleanze con gli uomini di Ordine Nuovo. “Depistaggi e sentenze assolutorie hanno allungato la strategia della tensione” disse il democristiano Paolo Emilio Taviani. Una frase che spiega tutto.

Poi sappiamo che un gruppo di mafiosi ricchi, incolti e tracotanti hanno continuato il lavoro. I pentiti hanno raccontato parecchio. Tra i neri ce ne sono diversi e poi c’è Vincenzo Vinciguerra che, invero non pentito, ha svelato gli scopi dei suoi ex camerati, degradati a parastatali. E così, anche lui, dice tutto.

Poi ci sono quelli di mafia. Loro sembrano le anime eretiche di Dante: vedono semmai il futuro ma non capiscono niente del presente o del passato. Ne sanno poco, sono tutti esecutori. Che volete che ne sappia quel diavolo di Gaspare Spatuzza dei progetti golpisti che accompagnano le stragi sul Continente o delle telefonate della Falange armata?

Infine gli apparati dello Stato. Sul loro ruolo quasi buio completo. Il caso più dirompente di collaborazione tra Stato e mafia – quello che ha portato alla condanna del poliziotto Bruno Contrada – è nato da una competizione sfrenata, una vera guerra, tra gli organi investigativi. È stato incastrato per quello, sennò niente.

Alcuni uomini del Sid furono condannati ma solo perché finì quell’epoca. Altro non c’è. Le gole profonde dello Stato non hanno cantato. Ed è questo oggi l’anello mancante. Sono passati gli anni; tuttavia non è tardi, c’è sempre tempo per un atto di coraggio.

Che c'è di Bello - Una guida sulle esperienze più interessanti, i trend da seguire e gli eventi da non perdere.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Il Coronavirus ha fatto venir fuori il vero volto di molti genitori. Ed è tutt’altro che positivo

next
Articolo Successivo

Artista o sfigato? Vivere di danza in Italia è quasi impossibile e la pandemia ha fatto il resto

next