È il 21 maggio 1990. Tra poco meno di un mese l’Italia ospiterà un mondiale atteso da 56 anni. Per lo storico Stadio della Vittoria è l’ultima apparizione. Dalla stagione 1990/1991 il Bari si trasferirà nel terzo impianto più capiente d’Italia, il San Nicola. La partita è quella tra la società di Vincenzo Matarrese e il Genoa. L’appuntamento è la finale della Mitropa Cup. Un torneo antico dall’albo d’oro prestigioso ma ormai sull’orlo del disfacimento. Non a caso due anni dopo si giocherà l’ultima edizione. L’annata è stata per entrambe ricca di soddisfazioni. Il Bari ha chiuso il campionato di A al decimo posto, a solo tre lunghezze dalla zona Europa. Il Genoa invece si è piazzato undicesimo. La Mitropa Cup rappresenta la ciliegina sulla torta per concludere nel miglior modo possibile l’anno.

La storia della Mitropa Cup si perde nel tempo del calcio. Ha un origine quasi pionieristica. Creata il 31 marzo del 1927 dall’austriaco Hugo Meisl, ex giocatore di caratura internazionale, la Mitropa Cup è stato il primo torneo internazionale d’Europa. I campionati nazionali vengono usati come qualificazione. Il sistema pensato da Meisl comprende fasi eliminatorie, di andata e ritorno. In origine la competizione non comprendeva nessun girone. Anche la finale viene decisa in due partite. Il nome “Mitropa” deriva dalla contrazione della parola “Mitteleuropeo” (Europa centrale). I club italiani cominciano a parteciparvi dal 1929. Cinque anni dopo viene deciso che solo le squadre di Italia, Austria, Ungheria e Cecoslovacchia posso prendervi parte. L’importanza della rassegna però continua a crescere. Gli organizzatori decidono di allargare la partecipazione a tutti i paesi del centro Europa. È in questi anni che il Bologna si guadagna un posto tra le squadre migliori d’Europa. Oltre ai titoli nazionali, la società rossoblu si porta a casa anche due edizioni della coppa (il terzo trionfo arriverà nel 1961). Siamo alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Il conflitto segna definitivamente la competizione. A partire dal dopoguerra inizia un lento ma inesorabile declino.

Nell’arco di quindici anni in Europa sorgono altre competizioni internazionali. La Coppa Campioni, la Coppa delle Coppe e la Coppa delle Fiere soppiantano la Mitropa Cup. Le migliori squadre ormai guardano altrove e la competizione perse importanza. Dal 1980, addirittura, diviene una sorta di “Coppa dei Campioni di Serie B”. A contendersi il trofeo ci sono le squadre vincitrici (e talvolta anche le seconde classificate) delle varie serie cadette nazionali. È in questa ultima fase che arrivano le due vittorie del Pisa e le affermazioni di Ascoli, Torino, Milan, Udinese e Bari. Dal 17 al 21 maggio la Puglia è una regione in fermento. Le città che ospitano la Mitropa Cup sono Bari, Andria, Barletta, Altamura e Bitonto. È la quarantottesima edizione del torneo e la squadra di Gaetano Salvemini si è qualificata grazie alla vittoria del campionato di B 1988/89. Siccome la classifica si è conclusa con un ex equo con il Genoa, vengono invitate due squadre jugoslave: il Radnicki Nis e l’NK Osijek. Per Cecoslovacchia e Ungheria sono invece presenti rispettivamente Slavia Praga e Pecsi. Nella storia del Bari l’Europa non ha una parte preponderante. Gli unici tornei fuori confine a cui ha partecipato sono stati quello Anglo-Italiano (1973 e 1977) e quello per la Coppa delle Alpi (1970).

Sei reti segnate e zero subite. È con questi numeri che i Galletti si guadagnano l’accesso alla finale. Per il Genoa, invece, l’ultimo atto è arrivato solo grazie alla differenza reti. Dopo lo zero a zero inaugurale contro lo Slavia Praga, la squadra ligure allenata da Franco Scoglio deve beneficiare del sei a zero contro l’NK Osijek per passare il turno. In finale il “Della Vittoria” è ben lontano dal segnare il tutto esaurito ma l’entusiasmo dei tifosi del Bari è degno delle grandi occasioni. È il quattordicesimo minuto. La palla è a centrocampo. È tra i piedi di Angelo Terracenere. È cresciuto nelle giovanili del Bari e di quella squadra è il capitano e l’elemento di maggior esperienza. Terracenere alza la testa e vede libero sulla fascia destra Carlo Perrone. Il suo lancio è perfetto quanto è imperfetto il fuorigioco della difesa del Genoa. L’attaccante si invola verso la porta di Braglia. Basta un leggero tocco sotto per portava in vantaggio i biancorossi. Sarà la rete decisiva. Signorini e compagni non saranno più in grado di recuperare. Al fischio finale un grido di gioia si leva dalle tribune dello stadio. È proprio Perrone – diventato capitano dopo l’uscita per infortunio di Terracenere – ad avere l’onore di alzare la Mitropa Cup. È il primo titolo internazionale vinto nella storia del Bari. Il successo che chiude un 1990 trionfale per le squadre italiane. Insieme al Milan di Arrigo Sacchi, la Sampdoria di Vujadin Boskov e la Juventus di Dino Zoff – vincitrici in quel maggio, rispettivamente, di Coppa Campioni, Coppa delle Coppe e Coppa Uefa – ci sono anche i ragazzi di Gaetano Salvemini.

Twitter: @giacomocorsetti

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Figc: “I campionati di Serie A, B e C andranno avanti. Conclusione entro il 20 agosto”. Ma la decisione finale spetta al Governo

next
Articolo Successivo

Domeniche bestiali – Angelo Ricca, 64 anni, 800 gol in carriera e nessuna intenzione di smettere: “Voglio arrivare a mille reti”

next