Il prestito da 6,3 miliardi a Fca con le garanzie pubbliche? Questa cosa non va bene. I soldi alla Fiat Fca Italia si possono pure prestare, ma allora gli Agnelli non si distribuiscano il dividendo. Noi non possiamo garantire la gestione di un’azienda, né i dividendi di Elkann“. Sono le parole pronunciate a “L’aria che tira” (La7) da Carlo Calenda, europarlamentare e leader di Azione, a proposito del prestito chiesto da Fca a Banca Intesa.

Fca dal 2012, ogni anno, non rispetta quello che ha detto – spiega – e cioè che avrebbe investito in Italia. E’ l’unica casa automobilistica europea ad aver spostato la propria residenza fiscale e legale fuori dal Paese di provenienza. In questo momento, la casa madre, cioè la holding Fiat, ha 18 miliardi di euro di liquidità. Fiat Italia ha bisogno di 6 miliardi e 300 milioni di euro di prestito. Cosa succederebbe in un mondo normale? Che la Fiat, casa madre, visto che ha molti soldi nella holding, darebbe le garanzie per il prestito alla Fiat controllata, cioè quella italiana. Questo non succede perché gli Agnelli hanno annunciato un dividendo da 5,5 miliardi di euro previsto per il 2021. Quindi, gli Agnelli prenderanno un dividendo non tassato tra l’Olanda e l’Inghilterra. Fca allora chiede al governo italiano di garantire un prestito alla sua società controllata, così non ci mettono né cassa, né garanzie”.

Riguardo alla polemica di cui è stato ieri protagonista su Twitter con Renzi e con il parlamentare di Italia Viva, Luigi Marattin, Calenda ribadisce quanto sostenuto a “Sono le Venti” (Nove) e chiosa: “Non mi rispondano Marattin e company dicendo che bisogna tutelare l’occupazione. Quelli danno i soldi alla Fiat per pagare gli stipendi, il che è un dovere. E loro hanno la cassa per farlo. Ma non la usano perché se la distribuiscono. Questo è inaccettabile. Lo dice uno che ha lavorato in Fiat, conosce gli Elkann da tutta la vita, non ha mai comprato un’automobile che non fosse Fiat per solidarietà. Ma basta! C’è una pandemia, il dividendo non te lo distribuisci”.

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