Il giorno dopo aver ottenuto i domiciliari, era stato trovato in compagnia di tre persone non autorizzate ad avere contatti con lui, in palese violazione delle prescrizioni che regolano la misura cautelare degli arresti domiciliari. E per questo motivo è tornato in carcere. Non in quello di Reggio Calabria, ma a Palmi. E’ durata 25 giorni la scarcerazione del boss di ‘ndrangheta Carmine Alvaro, detto ‘u bruzzise’, uscito di galera il 21 aprile scorso, ottenendo i domiciliari a causa del rischio contagio, considerato elevato per via di alcune gravi patologie di cui soffre. Alvaro è stato arrestato nel settembre del 2018 per associazione mafiosa e coinvolto dell’inchiesta “Iris”.

Il suo ritorno in cella, come detto, è stata la conseguenza del mancato rispetto delle prescrizioni. I carabinieri di Sinopoli, infatti, hanno dato seguito alla richiesta del Tribunale di Palmi, che a sua volta ha accolto la richiesta dell’aggravamento della misura cautelare da parte della Dda di Reggio Calabria, in quanto Alvaro già il giorno dopo aver ottenuto i domiciliari era stato trovato dai carabinieri in compagnia di 3 persone non autorizzate ad avere contatti con lui, una delle quali, fra l’altro, nel tentativo di sottrarsi al controllo, si era nascosta sotto un letto. Inoltre, incontrando quelle persone, il boss aveva anche violato le disposizioni varate per contrastare la diffusione del contagio e che gli imponevano di non ricevere né fare visite.

Da qui la richiesta della Dda reggina, guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri, di disporre nuovamente la custodia cautelare in carcere. Secondo i magistrati, questa nello specifico l’accusa che pesa sul boss ed emersa nell’inchiesta “Iris“, la cosca Alvaro aveva allungato i suoi tentacoli sull’assegnazione di importanti appalti pubblici attraverso lo stretto legame con alcuni amministratori locali, tra cui il sindaco di Delianuova Francesco Rossi, anch’esso attualmente ai domiciliari.

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