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Coronavirus, la battaglia sul turismo. Franceschini: “Da Ue regole uniformi per evitare accordi bilaterali”. Ma Germania e Francia aprono i confini e pensano a corridoi estivi. L’Italia guarda a Cina e Russia

Le vacanze estive diventano il nuove fronte interno all'Europa. Nel nostro Paese il settore vale il 13% del Pil. Il governo sottolinea l'importanza delle linee guida predisposte da Bruxelles per evitare discriminazioni: aprire i confini tra aree, Regioni o Stati con situazione epidemiologica simile. La fuga in avanti di Berlino, Parigi, Brema e Vienna però non lascia ben sperare. Per questo, scrive il Corriere, intanto i ministeri di Esteri e Turismo pensano a far arrivare russi e cinesi
Coronavirus, la battaglia sul turismo. Franceschini: “Da Ue regole uniformi per evitare accordi bilaterali”. Ma Germania e Francia aprono i confini e pensano a corridoi estivi. L’Italia guarda a Cina e Russia
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Se uno Stato membro decide di permettere di viaggiare all’interno del proprio territorio o in specifiche regioni, deve farlo in modo non discriminatorio consentendo l’accesso a chi proviene da tutte le aree, regioni o Paesi che nella Ue hanno una situazione epidemiologica simile. È questo il principio stabilito dalla Commissione europea a cui si appella l’Italia per salvare un comparto che da solo vale il 13% del Pil. Man mano che la Fase 2 procede, la battaglia sul turismo sta diventando una delle partite cruciali all’interno dell’Unione. Bruxelles lo ha capito e ha emanato mercoledì delle linee guida comuni per evitare discriminazioni, ha spiegato la commissaria Ue agli Affari interni, Ylva Johansson. Proprio nello stesso giorno è arrivato però l’annuncio della Germania: dal 15 giugno frontiere aperte con Francia, Austria e Svizzera. Un primo segnale di strappo in vista di possibili “corridoi estivi” per le vacanze. Ecco perché ieri sera il premier Giuseppe Conte è stato duro: “Non accettiamo accordi bilaterali all’interno dell’Ue che possano creare dei percorsi turistici privilegiati. “Significherebbe – ha aggiunto – che all’interno dell’Ue il comparto turismo possa essere determinato da accordi bilaterali. Saremmo fuori dall’Unione europea“.

Berlino, Vienna, Berna e Parigi sono tra i primi a voler tornare alla normalità, entro il 15 giugno. Ma le quattro capitali, che si sono consultate tra loro per coordinarsi, ritengono che sia ancora troppo presto per aprire a Italia e Spagna, indicate come “Paesi molto colpiti” dal ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer. “Non ci sono prospettive di una tempestiva riapertura dei confini” verso l’Italia, “non ne vedo i presupposti”, ha chiarito anche il leader austriaco Sebastian Kurz. Roma però, pensando al turismo, teme soprattutto la concorrenza di Croazia e Slovenia che da giorni stanno facendo la corte, in particolare a Berlino, per prevedere dei corridoi turistici. Mentre anche Grecia, Portogallo, Malta e Cipro, molto meno colpiti dal Covid rispetto a Italia e Spagna, stanno cercando di ottenere il via libera per far rientrare il più presto possibile i turisti.

L’ipotesi di corridoi privilegiati con gli storici “concorrenti” per le vacanze estive rischierebbe di compromettere ancora di più la stagione turistica italiana. Per questo il ministro del Turismo, Dario Franceschini, ribadisce oggi all’Ansa l’impegno del governo per evitare “una malsana concorrenza” interna all’Ue: “Abbiamo posto ormai da più di un mese con iniziative singole dell’Italia, con diversi colloqui bilaterali che ho avuto con il commissario europeo al turismo e con vari ministri dei singoli stati, con documenti scritti per chiedere che ci siano regole uniformi a livello europeo per il passaggio delle frontiere dei turisti, ma non solo, proprio per evitare che ci siano accordi bilaterali tra i Paesi. Questo è l’impegno dell’Unione europea e quello che noi dobbiamo sostenere“, spiega Franceschini. “E’ chiaro – aggiunge – che poi ci sarà il monitoraggio totale del dato epidemiologico nelle singole regioni e nei singoli Paesi ma mi pare che l’Unione vada in questa direzione”.

Sebbene sia presto per giudicare, i primi segnali da Germania, Austria, Francia e Svizzera non lasciano ben sperare. E anche la collaborazione che Parigi vorrebbe limitare al solo Regno Unito (dove la pandemia imperversa), fa drizzare le antenne, anche perché in barba al principio di non discriminazione predicato appunto da Bruxelles. Seguendo le linee guida Ue, quando a metà giugno Berlino riaprirà i suoi confini a sud e a ovest, dovrebbe allo stesso tempo permettere ai tedeschi di viaggiare verso le Regioni italiane dove il numero di contagi è simile e dove la capacità di risposta al Covid “è sufficiente”. Il punto di riferimento dovrebbe essere l’Ecdc, l’agenzia europea deputata a monitora l’andamento epidemiologico e aggiornare la mappa delle aree a bassa circolazione del virus.

Applicando questo principio, magari non si vedranno tedeschi sul lago di Garda, sulla costa ligure o a Pesaro, ma non dovrebbero esserci veti per i viaggi in Sicilia e Sardegna, così come nelle altre Regioni italiane meno colpite dal coronavirus. L’Italia però non può restare alla finestra e sperare nelle raccomandazioni europee: stando a quanto riporta il Corriere della Sera, sui tavoli del ministro degli Esteri Luigi Di Maio e del collega Franceschini c’è un piano che punta su tre Paesi. Oltre alla Germania, Russia e Cina. Sono tre Stati strategici per il turismo italiano: se l’Italia rimane la meta preferita dei tedeschi, russi e cinesi vanno a sostenere soprattutto la fascia più lussuosa del settore. Il primo problema è ridare attrattività al nostro Paese, duramente colpito dal Covid. Il secondo, in prospettiva ancor più complesso, riguarda l’andamento del contagio nei due giganti orientali: se la Cina dice di avere la situazione sotto controllo, in Russia c’è stata un’impennata dei nuovi casi proprio negli ultimi giorni.

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