Le prime avvisaglie si sono avute già a fine marzo, quando l’Onorevole Luigi Zanda, su Repubblica, propose, seriamente, di mettere a garanzia del prevedibile aumento del nostro debito pubblico il patrimonio immobiliare statale, costituito dalle sedi istituzionali, dagli uffici, teatri e musei, valutato in 60 miliardi. A questi si sarebbero potuti aggiungere anche i 300 miliardi degli immobiliari degli enti locali e anche aeroporti, porti, spiagge, etc. Zanda, bontà sua, proponeva di mettere in garanzia anche il Parlamento e solo di fronte alla proposta di ipotecare anche il Colosseo e la Fontana di Trevi mostrava un minimo ripensamento.

Da quando però il governo ha messo mano alla stesura del Decreto Rilancio è stato un assalto alla diligenza. Si ipotizza la concessione ai balneari di tutte le spiagge, anche in aree protette e anche quei pochi, poveri lembi di spiaggia libera salvatesi dall’assalto privatistico. Un provvedimento sbilanciato a favore dei concessionari privati e a totale discapito delle fasce deboli della popolazione, che verrebbero private del mare in barba a qualsiasi equità sociale. Ed è grave che si debba ogni volta richiamare la Costituzione che dice: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”.

Preoccupa però constatare che il mondo che ruota intorno alle concessioni – dalle autostrade, alle spiagge, alle società di servizi aggiuntivi dei nostri più importanti musei e monumenti – dopo aver goduto per decenni di posizioni di indubbio favore in termini economici, non sembra aver investito in innovazione e management e oggi affronta la crisi con debolezze strutturali che ulteriori sconti non risolveranno. E d’altronde, posizioni parassitarie e scarse capacità manageriali non possono certo risollevare le sorti della nostra economia.

Come anche la deregulation invocata a gran voce, travestita da “semplificazione”, rischia solo di aggravare le diseguaglianze, la corruzione e lo scempio del territorio. Codicilli che spuntano e scompaiono dal decreto Rilancio, modificando la Legge n. 47 che introdusse il condono nel 1985, rischiano di consegnarci al condono edilizio perpetuo. Sarà sufficiente adattare gli strumenti urbanistici alla bisogna, attraverso la redazione di piani di rigenerazione urbana o l’aggiornamento dei piani regolatori, i quali potranno prendere atto di quanto edificato abusivamente nel tempo. In pratica il piano regolatore diventerà un catasto nel quale registrare le libere iniziative di chi ha speculato sul territorio e di chi continuerà a farlo. L’urbanistica si trasformerà nel mercato delle vacche, la politica mercanteggerà le sanatorie sine die e la corruzione avrà più ampio respiro.

E come avviene ormai ad ogni inizio di legislatura, il governo propone ancora la panacea della dismissione del patrimonio pubblico. Ma non è un male solo italiano: in questi giorni ha fatto notizia la proposta di mettere in vendita la Gioconda a 50 miliardi di euro per ripianare i debiti della Francia. D’altronde, già il Salvator Mundi di Leonardo ha preso il largo verso l’Arabia Saudita.

Non dico uno, non dico due, ma dico tre, signori, tre al prezzo di uno.

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