“Quando scrivi di qualcuno fallo come se dovessi vendicarlo”. Francesca d’Aloja lascia precedere il suo Corpi speciali (Ed. La nave di Teseo) da questa frase di Flaubert, ma in realtà attraverso le vite dei personaggi che ella descrive l’autrice si mette a nudo, più intimamente di come avrebbe potuto fare con una biografia. Una vita intensa, la sua: attrice, regista, ha lavorato con Verdone, Ozpetek, Risi, ora scrittrice, attività diverse, legate da una insaziabile curiosità, forse istinto per la ricerca.

Leggendo il suo ultimo lavoro (preceduto da alcuni romanzi: Il sogno cattivo; Anima viva; Cuore sopporta) si viene subito catturati dagli incontri veri con Laura Antonelli, Dino Risi, Vittorio Gassman, Franca Valeri nei quali emerge il volto umano svelato da chi li ha frequentati e conosciuti nell’intimità, ma appena si procede immergendosi nelle storie del torero Josè Tomas, Nadia Comaneci, Jan Karski, Lucia Joyce, Luca Prodan, Theos Bernard (il Lama Bianco) o Ernest Shackleton è chiaro che il collante di tutte queste vite, di questi “Corpi speciali”, è un lungo viaggio, un percorso di formazione se vogliamo, che l’autrice ha compiuto e vuole donare a sua volta.

Per questo mentre leggevo, ho preso note, appunti, trovato spunti, mi sono fermato per cercare su Google, tracce o immagini, invisibili fili di Arianna.

E nei suoi incontri, fedele all’incipit di Flaubert, c’è stato davvero tempo per qualche “vendetta”, ovvero riportare alla luce tratti dell’animo, pezzi di vita sconosciuti ai più. Di Vittorio Gassman vien fuori una forma di timidezza, forse, di fragilità impossibile da scorgere sotto la corazza del mattatore. Di Laura Antonelli è descritta l’ultima parte della sua esistenza, la nemesi di una diva che termina tragicamente i suoi giorni in una lontana periferia; di Luciana Castellina, una forza e un attaccamento alla vita fuori dal comune.

Da ciascuno s’impara qualcosa, ci s’inebria di un profumo necessario, che non è solo quello della coerenza con se stessi, ma l’andare oltre se stessi, oltre il limite che crediamo di avere, il coraggio di partire per missioni impossibili come Jan Karski, che ha provato a svelare al mondo il genocidio degli ebrei all’inizio della seconda guerra mondiale, o il viaggio di Theos Bernard in Oriente nella città proibita di Lhasa, l’esplorazione al Polo Sud di Ernest Shackleton e potrei continuare. Così frammenti di vita si ricompongono, creano un unico “corpo speciale”, vendicano un unico, luminoso, cammino.

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