“Ci dispiace informarti che questo non è un documento Sgs originale”. Un atto che “non ha quindi alcun valore e ti consigliamo di non fare affidamento su di esso per alcuno scopo”. Ennesimo colpo di scena nella vicenda delle cosiddette “mascherine fantasma” nel Lazio. Su richiesta de Ilfattoquotidiano.it, la Sgs Group, la multinazionale svizzera che fornisce la stragrande maggioranza delle certificazioni per il commercio internazionale, ha bollato come “non valida” l’attestazione data l’8 aprile dai fornitori della Regione Lazio circa l’esistenza del carico di 7,5 milioni di mascherine Ffp e Ffp3 – di marca 3M – per il quale l’Ente guidato da Nicola Zingaretti aveva anticipato ben 14 milioni di euro. Proprio la presenza di quel documento aveva spinto la Protezione civile del Lazio a rinnovare il 10 aprile la maxi-commessa da 35,8 milioni a Ecotech, la piccola società di Frascati che non aveva fino quel momento rispettato le scadenze relative all’affidamento arrivato il 17 e il 20 marzo. E che non ha mai consegnato la merce, e spingendo la Regione a revocare definitivamente l’affidamento il 25 aprile.

Il documento Sgs e le verifiche de Ilfattoquotidiano.it – Nel pomeriggio di martedì, la Protezione civile ha fatto pervenire ai consiglieri di opposizione oltre 900 pagine di documentazione, il dossier completo relativo agli oltre 100 milioni di euro affidati per il reperimento delle mascherine durante il picco dell’emergenza. Fra queste, la presenza del certificato Sgs numero SHEM1803001626CR, citato nella determinazione G04136 del 10 aprile che rinnova l’affidamento ad Ecotech dopo la prima revoca del 2 aprile. Abbiamo estratto il certificato e, utilizzando il sistema di verifica che la Sgs mette a disposizione sul suo sito (a questo link), abbiamo chiesto di confermarne autenticità e validità. Alle ore 20.16 la Sgs ha preso in carico la richiesta e la mattina di mercoledì, alle ore 6.30, ci è arrivata l’e-mail di risposta firmata dal Corporate Security Team, in cui si conferma l’esito negativo del test e si chiede di riempire un modulo per “approfondire ulteriormente la questione”. Va detto che nei giorni scorsi avevamo già provato a inserire su Google il numero di serie contenuto in delibera ed era spuntato un documento del 2018 relativo a un carico di prodotti elettronici per il riconoscimento facciale. Atto che, in quel caso, la Sgs aveva confermato essere “vero e autentico”.

La Regione Lazio: “È una delle cose cha abbiamo denunciato” – Il certificato è stato prodotto formalmente dalla Ecotech alla Regione Lazio, ma a sua volta la società di Frascati l’aveva avuto dalla Exor Sa, la società svizzera con sede a Lugano, guidata da Paolo Balossi, che avrebbe dovuto procurare i preziosi Dpi. A sua volta, come anticipato da Il Fatto Quotidiano il 30 aprile scorso, Balossi è indagato a Lugano proprio per certificazioni false. Fonti della Exor Sa spiegano che a sua volta la società aveva ottenuto quei certificati dai fornitori cinesi. Fatto sta che, a quanto per ora emerge, la veridicità di quei documenti non sembra essere stata controllata a priori, anche solo seguendo la facile procedura eseguita da Ilfattoquotidiano.it. “È una delle cose che abbiamo denunciato”, fa sapere l’ufficio stampa della Regione Lazio, interpellato appena ricevuta l’e-mail di conferma della Sgs. I dirigenti regionali, infatti, hanno fatto pervenire nei giorni scorsi l’intera documentazione alla Guardia di finanza, che sta indagando su delega dei pm di Roma, l’aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Elena Neri. La vicenda dei certificati Sgs somiglia a quella della polizza sottoscritta da Ecotech, che avrebbe dovuto garantire i 14 milioni anticipati ma su cui l’Ivass (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni) si è espressa affermando che la compagnia dominicana Seguros Dhi-Atlas “non è autorizzata” a emettere fidejussioni.

La seduta del consiglio regionale e la restituzione dei soldi – Giovedì mattina è previsto il consiglio regionale straordinario sull’emergenza Covid, durante il quale Nicola Zingaretti riferirà anche sul caso delle “mascherine fantasma”. Lega e Fratelli d’Italia da giorni chiedono il varo di una commissione d’inchiesta sulla vicenda. Intanto la Regione Lazio martedì ha emesso una nota in cui si afferma che Ecotech ha restituito 1 milione e 746 mila euro (di cui 1 milione arrivati da Exor) ed è stato presentato “un piano per la restituzione totale della somma anticipata, pari a 13.520.000 euro”, con scadenze 22 maggio (3.530.000 euro), e 31 maggio (3.504.000), mentre altri 3.504.000 euro arriveranno dalla “vendita di dispositivi di protezione individuale”, acquistati grazie all’anticipo della Regione Lazio. Secondo le fonti della Procura di Roma interpellate da Ilfattoquotidiano.it, la restituzione dei soldi dovrebbe far decadere l’unico reato fin qui ipotizzato, quello dell’inadempimento in pubbliche forniture, contestato ai vertici Ecotech. A meno che dall’informativa attesa dalle Fiamme gialle non emergano altre notizie di reato.

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