I mafiosi tornano in carcere. Dopo l’approvazione del decreto del ministro della giustizia, Alfonso Bonafede, il primo a tornare in cella è stato il boss palermitano Antonino Sacco, che era stato messo ai domiciliari dal Tribunale di sorveglianza per l’emergenza coronavirus. Il magistrato di sorveglianza martedì sera ha revocato il provvedimento di differimento della pena per il boss che era nella sua abitazione da un mese. Sacco, che è in una struttura sanitaria carceraria, avrebbe fatto parte del triumvirato che ha retto di recente il mandamento di Brancaccio. Al Dap, scrive Repubblica, il nuovo vice capo Roberto Tartaglia ha già stilato una lista con una ventina di nomi a cui dovranno essere revocati i domiciliari e per cui il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha già individuato un posto in una struttura sanitaria carceraria, come per il capomafia palermitano 65enne.

Il decreto legge di Bonafede, approvato sabato scorso, punta a far tornare in carcere i 376 mafiosi scarcerati nelle ultime settimane. Sono tutti detenuti al 41 bis e nei regimi di Alta sicurezza che hanno ottenuto i domiciliari grazie all’emergenza Covid. Una norma che in pratica impone ai giudici di Sorveglianza di rivalutare in 15 giorni se sussistono ancora i motivi legati all’emergenza sanitaria. È sulla base del rischio contagio se i giudici hanno consentito gli arresti casalinghi a mafiosi, presunti boss, killer e spacciatori di droga. Il decreto prevede anche che la valutazione del magistrato di sorveglianza sarà fatta “immediatamente”, anche prima dei 15 giorni, nel caso in cui il Dap comunichi la disponibilità di strutture penitenziarie o di reparti di medicina protetta adeguati alle condizioni di salute del detenuto. Come avvenuto appunto per il boss Antonino Sacco.

Per questo motivo, scrive Repubblica, il Dap è al lavoro per trovare immediatamente un posto nei centri medici carceri almeno per i mafiosi ritenuti più pericolosi. La lista predisposta da Tartaglia, ex pm del processo sulla Trattativa Stato-mafia, vuole evitare che si ripetano situazioni come quella legata al boss Pasquale Zagaria. Ad aprile il tribunale di sorveglianza di Sassari ha concesso gli arresti domiciliari al fratello di Don Michele, mente economica dei Casalesi. Il giudice aveva spiegato che il Dap, allora diretto da Francesco Basentini, “non aveva risposto” alla richiesta di individuare un’altra struttura dove poter detenere Zagaria. Erano partite le verifiche del ministero della Giustizia e il primo maggio Basentini ha rassegnato le dimissioni.

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