Francesco Basentini si è dimesso. Secondo le informazioni in possesso del Fatto Quotidiano, il capo del Dap (dipartimento amministrazione penitenziaria) ha lasciato l’incarico ieri sera, anche se fino a tardi in via Arenula, sede del ministero della Giustizia, non era ancora arrivata una lettera formale di dimissioni.

Basentini, però, aveva salutato i suoi collaboratori dicendo che sarebbe andato a Potenza sua città d’origine, dove è stato pubblico ministero prima dell’incarico al Dap, e che non sarebbe più tornato nel suo ufficio. “Purtroppo è finita così, ringrazio tutti”, ha detto a chi, dall’interno del Dap gli ha chiesto conferma delle sue dimissioni.

La disastrosa gestione delle rivolte carcerarie dei mesi scorsi, dietro le quali c’è l’ombra della regia della criminalità organizzata e soprattutto, la circolare del 21 marzo legata all’emergenza coronavirus – raccontata da ilfattoquotidiano.it – che ha spinto gli avvocati dei boss a chiedere gli arresti domiciliari per rischio contagio, come dimostrano le intercettazioni in carcere pubblicate dal Fatto, e la gestione del caso del boss dei Casalesi Pasquale Zagaria, sono gli errori gravi che hanno portato alle dimissioni un direttore del Dap che è stato sempre ritenuto inadeguato da chi in quell’ufficio delicatissimo, ci lavora da anni.

Dimissioni spontanee o forzate? Sappiamo che il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che pure gli ha confermato l’incarico anche con il governo giallo-rosa, non era stato informato di quelle conversazioni in carcere tra detenuti al 41 bis e familiari in cui parlano della circolare del Dap come l’occasione per poter andare ai domiciliari con la scusa del Covid-19. E lo stesso Bonafede ha chiesto accertamenti su come si sia comportata la direzione generale del Dap guidata da Basentini quando il tribunale di Sorveglianza di Sassari lo ha investito della richiesta della difesa del boss Pasquale Zagaria di essere trasferito perché non poteva ricevere cure nell’ospedale sassarese perché era diventato ospedale Covid.

Come scritto nei giorni scorsi da ilfattoquotidiano.it, il Dap, investito della questione dai giudici di Sassari l’11 aprile, tratta il caso Zagaria come se fosse un ladro di polli. Scrive al Tribunale di Sorveglianza solo il 23 aprile, dicendo che vuole verificare la possibilità che il camorrista sia trasferito in un reparto di medicina protetta a Viterbo o al Pertini di Roma. Prima aveva pensato a una soluzione impraticabile: mandarlo in un carcere ordinario. Ma il 23 il tribunale di Sorveglianza concede a Zagaria i domiciliari perché il rischio in carceri-ospedali di essere contagiato aumenta. Salvo mandarlo nel bresciano, in piena zona rossa per il virus. Per correttezza va detto che il tribunale di Sorveglianza prende quella decisione a prescindere dal Dap, anche se cita il suo silenzio, ma è indubbio che in quella vicenda il Dap si muove tardi e malissimo.

Di fronte a questi gravi errori, Bonafede nei giorni scorsi commissaria di fatto di Basentini: decide di mandare come vice capo del Dap Francesco Tartaglia. Finora consulente della commissione parlamentare antimafia, per 10 anni pm a Palermo. Ha lavorato con Nino Di Matteo, è stato con lui nel pool che ha indagato sulla trattativa Stato-mafia. Adesso comincia il toto nomine su chi prenderà il posto di Basentini.

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