Era il 14 maggio 1995 e, durante “Domenica In”, Mara Venier, incredula e sgomenta, annunciava in diretta la morte di Mia Martini. Un fulmine a ciel sereno per i fan, addetti ai lavori e tanti colleghi. Domenica Rita Adriana Bertè, in arte Mia Martini, si trovava nella sua casa a Cardano al Campo (vicino Busto Arsizio), era morta da due giorni e nessuno se n’era accorto. È stata trovata sul letto con le cuffiette nelle orecchie, mentre ascoltava “Luna Rossa” per prepararsi al suo nuovo impegno di lavoro che l’avrebbe vista sul palco del Festival di Napoli, presentato da Mike Bongiorno. La Procura di Busto Arsizio apre un’inchiesta e dispone l’autopsia, successivamente la Procura della Repubblica archivia il caso: “Morte per arresto cardiocircolatorio”. La sorella Loredana Bertè ha sempre raccontato che il 12 maggio (giorno della morte di Mia Martini) aveva ricevuto delle telefonate, ma non aveva risposto. Non si è mai perdonata. “Molti anni fa mia sorella Mimì mi regalò uno dei primi telefoni cellulari. Il motivo del regalo era strettamente legato alla voglia di sentirmi più spesso ma io, senza un perché, lo buttai. Tempo dopo, il telefono di casa iniziò a squillare ma non risposi. Quella sera morì Mimì e io rimarrò sempre con il dubbio di aver perso la telefonata della vita”, ha dichiarato Loredana.

Mia Martini nasce il 20 settembre 1947. Strano caso del destino, lo stesso giorno della sorella Loredana più piccola di tre anni. La carriera discografica inizia nel 1962 quando, quindicenne e con il nome di Mimì Bertè, incide il singolo ”I miei baci non li puoi scordare”. Mentre tenta di sbarcare il lunario Mia viene arrestata perché in possesso di droghe leggere. Ha scontato quattro mesi di carcere a Tempio Pausania, in provincia di Sassari. Una vicenda che ha segnato profondamente Mimì. Perché arrivi il successo l’artista deve aspettare 10 anni. Negli Anni 70 arrivano i brani che poi segneranno il suo percorso artistico come “Piccolo Uomo” e “Minuetto” che le fanno vincere due volte il Festivalbar nel 1972 e 1973, ottiene altri successi anche con ”Donna sola” e ”Inno”. Nel 1974 la critica europea la premia come cantante dell’anno. Inizia una triennale collaborazione con Charles Aznavour suggellata, nel 1977 da un concerto all’Opera di Parigi. Poi gli anni difficili, in cui la Martini è emarginata dall’ambiente con la fama di portare sfortuna.

Ci pensa la stessa artista a spiegare in una intervista a “Epoca” nel 1989, cosa era accaduto: “Tutto è cominciato nel 1970, cominciavo ad avere i miei primi successi. Un impresario mi propose un’esclusiva a vita. Era un tipo assolutamente inaffidabile e rifiutai. E dopo qualche giorno, di ritorno da un concerto in Sicilia, il pulmino su cui viaggiavo con il mio gruppo fu coinvolto in un incidente. Due ragazzi persero la vita e quell’impresario ne approfittò subito per appiccicarmi l’etichetta di ‘porta jella’”.

Negli anni ’80 arriva “E non finisce mica il cielo“, il brano scritto per lei da Ivano Fossati, unico grande amore della sua vita, che non vince Sanremo nel 1982 ma conquista il Premio della Critica nato appositamente per lei. Ma non basta. Ancora una volta nubi sulla sua carriera si addensano in un mix esplosivo con la famosa diceria. Ecco che l’artista abbandona il mondo della musica per trasferirsi in Umbria e poi di nuovo a Bagnara Calabra. Mimì cambia radicalmente la sua vita, ma non abbandona del tutto la musica. Passano cinque anni.

Poi nel 1989 tutto cambia, di nuovo. “Almeno tu nell’universo” è un brano che è rimasto nel cassetto per 20 anni, ma la cantante non ne vuole sapere. C’è la proposta di tornare a Sanremo per rilanciare la sua carriera. La strada però è tutt’altro che facile. Il patron Adriano Aragozzini tenta in tutti i modi di portarla al Teatro Ariston e interviene anche una delle più care amiche di Mimì, Alba Calia. Quest’ultima intercede addirittura con l’allora ministro dello Spettacolo Franco Carraro. Alla fine il grande ritorno tra scroscianti applausi.

Mia Martini commuove la platea del Teatro Ariston con le parole di una delle canzoni più belle della musica italiana: “Almeno tu nell’universo”. Torna a Sanremo con “La nevicata del 56” nel 1990 di Franco Califano e nel 1992 la davano tutti favorita con “Gli uomini non cambiano“. Vincerà Luca Barbarossa con “Portami a ballare”, arriva seconda. Nel 1993 con Loredana Bertè si presenta sulle note di “Stia

mo come stiamo“. Un atto d’amore e di riconciliazione con Loredana, ma quella partecipazione al Festival sarà difficile per entrambe. Litigano e poi fanno la pace. Mia Martini continua il suo percorso, la gente la ama, ma il 12 maggio del 1995 la voce di Mimì si spegne.

In una delle ultime interviste rilasciate, la grande interprete si mette a nudo senza peli sulla lingua e lo fa con disarmante sincerità. “Sono una che vuole la verità, che odia il romanticismo, non sono sentimentale, detesto tutto ciò che è finto a parte la tv che mi diverte. – racconta al giornalista Gabriele Bojano – Sono Mimì, sono di Bagnara Calabra, abbiamo un sole noi che ci fa le radiografie appena nati. Gli odori, i colori della natura nella mia terra sono forti e violenti anche nell’animo umano. Odio essere un idolo, che male ho fatto per essere un idolo? Perché non posso essere una persona normale?”.

Alla fine, per citare Claudio Baglioni che l’ha ricordata con qualche verso, Mia Martini era solo “una ragazza un po’ triste che sorrideva alla musica. Una bambina già grande che giocava alla vita”.

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