Continua la diatriba tra il Codacons e Fedez. “Non sono stato fermo, li ho controdenunciati”, ha annunciato il rapper durante una live sulla piattaforma Twitch. Dopo le accuse reciproche delle settimane scorse, l’associazione dei consumatori ha annunciato di aver depositato presso la Procura di Roma una querela rivolta al cantante per diffamazione, calunnia, associazione a delinquere, violenza, minacce plurime e induzione a commettere reati. “Omicidio no?”, aveva commentato sui social nel pomeriggio il rapper, che poi in serata al Cerbero Podcast ha aggiunto: “A me non fa incazzare che mi abbiano denunciato. Viviamo in uno stato di diritto e se tu pensi che io sia uno stronzo o un criminale, tu mi puoi denunciare. La cosa che mi fa incazzare è diramare un comunicato stampa per dire che mi stai denunciando. Per me è mera intimidazione a scopo pubblicitario”.

A marzo, in piena emergenza Coronavirus, l’associazione presieduta da Carlo Rienzi aveva denunciato come “ingannevoli” le commissioni applicate dalla piattaforma Gofundme usata dalla coppia Fedez-Ferragni per le loro raccolte fondi in favore della sanità italiana per potenziare le terapie intensive degli ospedali, in particolare per la creazione di un nuovo reparto al San Raffaele di Milano. “Mi stupisco del tempismo. GoFoundMe c’è da 20 anni, perché fare polemica proprio ora che le persone stanno donando e stanno aiutando a gestire l’emergenza? Loro hanno cominciato a dire che noi avevamo rubato i soldi, addirittura hanno detto che io sono stato acquisito dalle banche. Delle cose folli. Io a un certo punto ho dovuto rispondere, non ce l’ho fatta più e ho risposto anche in malo modo. Per qualcosa verrò condannato perché non ho usato termini edulcorati”, ha spiegato il rapper.

“Il Codacons non è nuovo a fare attacchi pretestuosi verso la mia persona e mia moglie, in particolare”, ha continuato, ricordando gli attacchi ricevuti in passato per il prezzo considerato eccessivo dell’acqua di Chiara Ferragni (“Quell’acqua lì costava così anche senza Chiara Ferragni, non c’è stato un sovrapprezzo grazie alla collaborazione”, racconta ora lui) e le polemiche per il documentario dell’imprenditrice digitale (“Hanno invitato le sale cinematografiche a non metterlo in programmazione sostenendo che mia moglie proponeva un modello diseducativo”). La chiosa di Fedez: “Pensavo si fermassero, finché non è uscita la nostra raccolta fondi per le terapie intensive. Loro si sono appigliati a un’indagine aperta dall’Antitrust contro GoFoundMe. Tra l’altro hanno fatto intendere che io abbia dei rapporti con GoFoundMe, forse non sanno che è la piattaforma più utilizzata al mondo per raccogliere fondi a scopo filantropico (…) Loro tendenzialmente utilizzano queste vicende per far parlare di sé e far vedere che in qualche modo esistono e fanno qualcosa. Un conto è farlo per l’acqua e il film di Chiara Ferragni. Ma se tu ti attacchi a una costruzione della terapia intensiva, allora lì stai mettendo in atto un’opera di sciacallaggio”.

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