Prima i giardini storici, poi i monumenti più ampi dove è più facile rispettare la distanza sociale. Anche il Fai, il Fondo ambiente italiano, ha la sua fase 2. E comincerà a fine mese quando riapriranno molti dei beni tutelati dalla fondazione senza scopo di lucro che si occupa di salvaguardare e valorizzare il patrimonio artistico e naturale. “Se penso a tutto quello che affrontarono all’inizio i nostri fondatori – dice Marco Magnifico, vicepresidente esecutivo – o alla fatica che abbiamo fatto per arrivare ai 2,2 milioni di voti nell’ultima edizione del 2018 de I luoghi del cuore, mi viene da dire che non c’è nulla di facile nella vita. Diciamo che la forza che ci dà la sensazione di fare veramente un servizio sociale per la comunità ci fa superare tutto“. Il Fai sta anche provvedendo a tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza dei visitatori: “Dai plexiglass alle casse – continua Magnifici o – ai bolli per terra per il distanziamento tra le persone in fila per il biglietto, ovvero tutti quei provvedimenti che deve osservare chiunque si occupi di accoglienza del pubblico”.

Intanto, con Intesa Sanpaolo e con l’alto patronato del Quirinale, è partita la decima edizione del censimento nazionale de I luoghi del cuore. Case montane, sentieri secolari, chiesette e castelli arroccati sulle vette, ma anche farmacie storiche o ospedali nati nel Rinascimento e ancora fondamentali nella vita di tutti. Fino al 15 dicembre invita tutti, in Italia ma anche all’estero, a votare i luoghi italiani che più amano e che vorrebbero vedere “salvati”, tutelati e valorizzati. Ci sono anche due premi speciali dedicati alle bellezze dell’Italia sopra i 600 metri e, in piena emergenza Coronavirus, ai luoghi storici della salute. “In questi due mesi di quarantena – racconta Magnifico – gli italiani sembrano aver riscoperto quanta voglia di Italia hanno. I luoghi del cuore incarnano questo amore, spesso campanilistico, un po’ come siamo noi”.

Dal 2003 a oggi, la campagna è diventata cassa di risonanza in favore di piccole e grandi bellezze da non dimenticare, con 119 progetti promossi in 19 regioni, più di 7 milioni di voti ricevuti – 2,2 solo nel 2018 – più di 800 comitati nati e una mappatura unica e spontanea di oltre 37 mila beni. Tra le vittorie, ricorda la responsabile del progetto, Federica Armiraglio, “c’è il recupero e l’apertura della Tomba degli scudi nella Necropoli Monterozzi di Tarquinia“. O le piccole case montane al Giardino della Kolymbethra nella Valle dei Templi di Agrigento. “Le notai nel ’99 quando ci chiesero di salvare il Giardino e stavano già crollando”, dice Magnifico.

Ora il Fai, che per il Coronavirus ha saltato le Giornate di primavera ma a fine mese riaprirà i suoi beni, le ha acquistate per restaurarle. “E’ la dimostrazione come la partnership pubblico-privato per la salvaguardia del nostro patrimonio possa e debba funzionare – commenta il sottosegretario ai Beni culturali Anna Laura Orrico – La competizione che questo censimento lancia tra le bellezze del Paese ha sempre un unico vincitore: l’Italia e il popolo italiano. Questa emergenza, poi, ci sta insegnando quanto sia importante ritrovare luoghi a noi più vicini e riscoprire quelli che abbiamo abbandonato, come le aree interne. Dobbiamo imparare a sviluppare un nuovo modello di tutela, di valorizzazione e di economia della cultura”. “Dobbiamo ricreare il nostro turismo, rendendolo intelligente – incalza il presidente del Fai, Andrea Carandini – Un turismo che arricchisca il paese senza consumarlo e insieme arricchisca anche le persone, perché racconta loro degli Etruschi, dei Romani, dell’arte del Rinascimento, della storia dell’Unità nazionale”.

Le due classifiche speciali con cui quest’anno si arricchisce il censimento sono dedicate all’Italia sopra i 600 metri, cioè a luoghi che appartengono alle aree interne montane del Paese, di cui la Fondazione si sta occupando anche con il Progetto Alpe e che coprono da sole il 54 per cento del territorio nazionale; e ai Luoghi storici della salute costruiti almeno 70 anni fa, che raccontano quanto il benessere di corpo e mente abbia radici antiche dalle terme romane ai padiglioni di fine Ottocento (Info: www.iluoghidelcuore.it). “In generale gli ospedali sono luoghi del cuore. Quando poi hanno una vita così lunga vuol dire che sono davvero vissuti da tutti”, commenta Mario Po, direttore del Polo culturale e museale Scuola Grande di San Marco, ricordando la nascita a dicembre dell’Associazione degli ospedali storici, con anche il SS Giovanni e Paolo di Venezia, diventato centro Covid. Ai tre luoghi più votati andranno 50, 40 e 30mila euro di finanziamento, 20mila ai vincitori delle classifiche speciali, mentre il più votato via web sarà protagonista di un video a cura della Fondazione.

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