Una scalata imprenditoriale e politica. Archiviata, per ora, con una condanna a 7 anni e 4 mesi per concorso esterno in associazione mafiosa. La sentenza nei confronti dell’ex deputato regionale siciliano e re dei supermercati del Catanese Pippo Nicotra è stata pronunciata dopo il rito abbreviato e quindi con lo sconto di un terzo della pena. E’ il primo capitolo del processo nato dal blitz che, a ottobre 2018, portò in galera 18 persone, molte delle quali legate al gruppo Santapaola attivo ad Aci Catena, di cui Nicotra è stato sindaco per due volte. Nel corso della sua lunga carriera politica – è stato deputato regionale per 4 legislature – è passato dal Nuovo Psi all’Mpa di Raffaele Lombardo, per poi spostarsi nel Pdl, nell’Udc, in Articolo 4 di Lino Leanza e finire con l’approdo nel Pd targato Matteo Renzi.

Oggi i trionfi del passato sono più lontani: secondo la Procura di Catania, che aveva chiesto una pena di 9 anni e 4 mesi, Nicotra ha beneficiato della vicinanza al clan Santapaola almeno dal 2001. Il rapporto con Cosa nostra sarebbe stato di dare e avere: da una parte avrebbe beneficiato di protezione e sostegno durante le elezioni – anche se la procura ha chiesto l’assoluzione per il voto di scambio nelle Regionali del 2012 e il riconoscimento della prescrizione per quelle del 2008 – e dall’altra si sarebbe messo a disposizione del clan per garantire assunzioni nei supermercati, scambiare in contanti gli assegni pagati dagli imprenditori vessati dalle estorsioni o fornire le banconote di grosso taglio per comprare le partite di cocaina. Barba incolta e vestito di blu, 63 anni, Nicotra era presente in aula al momento della lettura della sentenza da parte del gup Anna Maria Cristaldi. “Come in una guerra, questa è solo la prima battaglia” hanno commentato i suoi legali.

La strada verso l’appello resta in salita. A parlare di Nicotra sono stati diversi collaboratori di giustizia. L’ex killer dei Santapaola Santo La Causa per esempio ha raccontato di averlo incontrato travestendosi da benzinaio e di avergli parlato della necessità di cambiare la destinazione d’uso di alcuni terreni che aveva adocchiato.

Il pentito che però più di tutti ha avuto un ruolo centrale è stato il catenoto Mario Vinciguerra. Nome meno importante all’interno della gerarchia criminale santapaoliana, ma fondamentale nella vita di Nicotra: Vinciguerra, infatti, fu uno dei componenti che nella primavera del 1993 assaltò una gioielleria ad Acireale. La rapina però non andò a buon fine e nel conflitto a fuoco che ne derivò rimase ucciso Maurizio Faraci, cognato del boss locale Nuccio Coscia. La particolarità del momento e la caratura criminale dei protagonisti portarono le autorità a vietare i funerali pubblici, suscitando le ire proprio di Nicotra, all’epoca sindaco di Aci Catena. Appena 37enne, Nicotra decise di andare al cimitero per manifestare la propria vicinanza al boss. Una scelta che di lì a poco avrebbe portato allo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Una macchia a cui, quasi tre decenni dopo, se ne aggiunge un’altra. Ancora più difficile da lavare.

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