di Lidia Fersuoch *

Ci interroghiamo tutti sulla nostra vita dopo. Anche Venezia, o quanto rimane di lei, si interroga.

Il mondo dell’associazionismo, molto vivo in città – segnale che non c’è altro spazio attivo di rappresentanza per i cittadini – all’inizio della crisi ha cominciato a pensare che se nulla potrà essere come prima, allora, paradossalmente, a Venezia potrebbe essere meglio di prima. Ci si spingeva a sperare di cambiare il modello di città, quel modello che ha scarnificato Venezia, ha espulso in 60 anni due terzi della popolazione, ha demolito la morfologia della Laguna, ha inquinato le acque e i sedimenti mettendo in pericolo la salute degli abitanti e corrodendo le pietre, ha crepato le rive e destabilizzato le fondamenta degli edifici con il moto ondoso del traffico impazzito, ha cancellato pagine della storia architettonica e istituzionale della città, come il Fontego dei Tedeschi e prossimamente le Procuratie Vecchie e il teatro verde di San Giorgio, monumenti piegati al capriccio di archistar per convenienze e ritorni economici immediati. Ha distrutto una civiltà.

Le foto che i veneziani postavano sui social nei primi giorni di confinamento erano un tripudio di bellezza, monumenti, calli, campi, canali deserti e splendenti. Certo un po’ inquietanti, ma ricordando il delirio quotidiano e crescente degli ultimi 30 anni ci si rallegrava di un po’ di solitudine, mitigata, del resto, dall’arrivo o disvelamento della presenza di altri veneziani, fratelli minori: anatre, meduse, tuffini etc.

GIORNATA VIRTUALE DEI BENI IN PERICOLO – LA LISTA ROSSA – VENEZIA

Inserito in Lista Rossa nel 2011 è il sito più in pericolo d'Europa dal 2016. Moto ondoso, acque alte, Grandi Navi, Canale Petroli, MOSE, manutenzione barene: sono solo alcuni dei tanti problemi della laguna. Il Coronavirus ha portato al blocco del crocerismo e questo ha significato concreti benefici per la laguna ma allo stesso tempo ha azzerato il turismo, con notevole perdita di posti di lavoro. L'associazione propone un modello di sviluppo diverso e un turismo più rispettoso degli ecosistemi e della residenzialiltà.

Gepostet von Italia Nostra am Montag, 27. April 2020

Acque limpide, che mettono a nudo i fondali misteriosi dell’altra Venezia, perché il ‘moto ondoso’ (le onde provocate dal traffico fuori controllo) si è quietato e i fanghi depositati sui fondali dei canali da decenni di incuria (tutti i soldi al Mose, a discapito della manutenzione della città) non sono più sollevati e risospesi. Acque immote, lisce, addirittura compatte – come non si vedevano se non ai primi dell’Ottocento – che consentono agli edifici della Venezia superiore di riflettersi, non più come macchie indistinte e deformi ma con una evidenza e precisione di smalto.

Anche la Laguna si disvela: l’effetto del confinamento si nota addirittura dal satellite e i fondali lagunari appaiono chiaramente definiti. Il caos ha lasciato posto alla precisione, il balbettio alla parola, per cui, come cartografi del Cinquecento, vediamo e nominiamo distintamente i canali, i ghebi, le barene, le velme, i bassifondali. Sparite le grandi navi, gli aerei che sporcano ogni istantanea, il moto ondoso che disgrega tutto persino la percezione delle cose, la luce ora è quella dipinta dai grandi vedutisti; tacitatosi il rumore sordo, martellante, continuo delle ruote dei trolley, si riode la voce della città, lo sciacquio dell’acqua, i gabbiani.

Massimo Cacciari, col solito fine aplomb che lo contraddistingue, bolla coloro che si stupiscono di tanta ritrovata bellezza come “i soliti testa di c…”. Come se i veneziani martoriati dalla politica votata allo sfruttamento turistico, che ha avuto inizio anche con lo smantellamento del piano regolatore degli anni 90 voluto dalla sua giunta, non potessero rallegrarsi un po’ per questo repentino cambiamento.

Questo stupore, consapevole tuttavia delle sofferenze attuali, ha origine da altre sofferenze. I veneziani superstiti (forse meno dei 50mila ufficiali), che si sentono sotto occupazione essendo di terraferma (Mestre) la parte di gran lunga numericamente più cospicua dell’elettorato del Comune di Venezia, hanno sofferto per decenni. Anno dopo anno si sono ritrovati sempre meno e sempre più disperati e vecchi, asfissiati da 30 milioni di turisti, mentre ogni giorno due case diventavano alloggi turistici, la Regione Veneto pianificava di vendere anche Palazzo Balbi, la sua maestosa sede, il governo di fare entrare sempre più navi croceristiche devastando la Laguna, l’aeroporto di espandersi ferocemente anche sulle barene, in spregio alla legge speciale.

Lo stupore dei primi giorni ha lasciato il posto al lutto, alla solidarietà e all’angoscia per il futuro incerto, non solo economico. La crisi sarà nerissima, a Venezia più che altrove: accanto a grandi speculatori, accanto alle compagnie croceristiche e ai grandi gruppi economici che neppure hanno sede a Venezia e che sono stati lasciati liberi di sfruttare la congiuntura finora favorevole, accanto ai meschini profittatori che hanno investito in acquisti immobiliari perché privare i veneziani di case e affittare ai turisti rendeva (come consigliava persino “Le Monde”), ci sono le famiglie, che hanno abbandonato le attività tradizionali non più redditizie, non più richieste – spariti gli abitanti – e i giovani, che solo nel turismo trovavano lavoro e che ora sono alla disperazione. Confidare solo su una risorsa pensando che il presente sia l’eternità non è certo da amministratori illuminati.

E ora cosa ci aspetta? Si continuano ad interrogare i veneziani. Prevale, ora, il pessimismo: sull’altare della ripresa saranno di certo sacrificate la già risicata salvaguardia ambientale della Laguna e la tutela dei pochi veneziani superstiti, che pochi voti portano. I veneziani sanno che mentre il virus, questione di mesi o di qualche anno, si sconfiggerà, gli speculatori sono immortali e sanno attendere e i processi negativi che stanno cancellando Venezia accelereranno. Tutti sono pronti per rifarsi del tempo perduto.

Qualche veneziano ha già ricevuto, sembra, mail da investitori stranieri interessati all’acquisto di appartamenti: è in tempo di crisi che si fanno affari! Progetti di nuovi alberghi sono all’orizzonte o non si fermeranno, come quelli agli ex-gasometri, che condanneranno all’ombra le antichissime viti coltivate dai frati di San Francesco della Vigna e lacereranno il tessuto sociale, lì ancora in parte residenziale. Ci si è illusi di un ripensamento di Cassa Depositi e Prestiti sul progetto di resort del Club Med nell’ex Ospedale del Lido. Ci si è illusi di una riconversione della croceristica ma, come leggiamo, i grandi proventi tesorizzati delle compagnie permettono loro di sopravvivere per un anno buono, in attesa del ritorno, che verosimilmente ci sarà.

Si sperava in un ripensamento del progetto assurdo di delimitare la Basilica con lastre di vetro, compromettendo parte della preziosa pavimentazione (mentre c’è già un ottimo progetto per la messa in sicurezza dalle acque di tutta la Piazza in soli due anni, restaurando il sottosuolo).

Si confidava in una moratoria e in una commissione di studio delle criticità del Mose (da noi invocata sin dal 2014), ma il Provveditorato, per far concludere i lavori al più presto – si fa per dire – ha proposto una modifica alla convenzione tra Stato e Consorzio Venezia Nuova, progettista dell’opera. Per essa, il Consorzio si concentra sulla messa in funzione delle paratoie e in cambio lo Stato rinuncia a risarcimenti per opere mal fatte e ritardi, si impegna a sostenere il costo dei ripristini derivanti da danno e incuria, e accantona i provvedimenti non ‘indispensabili’, e cioè importanti interventi paesaggistici e morfologici in Laguna, previsti dal Piano Europa. “Un maxi condono eticamente indegno” lo ha definito il presidente della Commissione Lavori pubblici del Senato. Ma si sa, la storia non insegna, e Venezia è pronta al peggio.

* Presidente Italia Nostra Venezia

Ulteriori informazioni sul sito https://www.italianostra.org/giornata-virtuale-dei-beni-in-pericolo-la-lista-rossa/

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