“Ci possiamo sentire tra un’oretta? Sto guardando Rai Sport. C’è la puntata sullo scudetto del Torino del 1976”. Eraldo Pecci in quarantena a Riccione non nasconde mai il suo “cuore Toro” (cit.). Oltretutto perché tra Sala, Zaccarelli, Pulici, campioni d’Italia lui c’era. I tradizionali battenti della Domenica Sportiva però sono chiusi da oramai due mesi. Niente imbeccate da Paola Ferrari, niente profondi sguardi di Jacopo Volpi, solo brandelli di discorso, traversoni che finiscono in curva, dribbling senza avversario.

Quanti anni avevi nel ’76?
Venti, ventuno. Che tempi. Un altro mondo. Il Torino non può perdere mai…

Beh, qualche mese fa, sette pappine dall’Atalanta…
Tu parli del campo, io della filosofia. Se il Toro rispetta la sua tradizione e storia il risultato in campo non c’entra niente. Il Toro è una cosa eterea.

Esiste qualche squadra che gli somiglia. Anche fuori dall’Italia…
Nessuna. A parte la tragedia di Superga e la leggenda di Mazzola e la sua squadra, il Toro vive in una città dove c’è un’altra squadra che si chiama Juventus. Se vai a Milano una volta vince l’Inter un’altra il Milano. Idem a Genova. Lì a Torino invece, ci sono questi qua che hanno la fabbrichetta, il giornale, la tv, la banchetta…

Da qualche giorno di giornali ne hanno pure due…
Ne hanno cento, ma il Toro è un’altra cosa.

Granata si nasce…
No, perché io non sono nato granata, ma poi quando vivi quella magia lì… Ho giocato nel Bologna, nella Fiorentina, nel Napoli, gli vuoi bene a tutti. Però per il Toro è come con le donne: uno ne ha avute diverse, qualcuna rimane di più, qualcuna di meno, ognuna ha il suo sapore. E il Toro ha un gran sapore.

Nel Torino dello scudetto facevi un sacco di assist per le punte…
Ognuno fa del suo meglio.

A Bologna più da vecchio saggio, meno da area di rigore…
Ti sbagli. Ho sempre giocato alla stessa maniera. Non è che il regista sta fermo a metà campo e dà consigli. Bulgarelli faceva sette otto gol a campionato. Suarez correva più del suo mediano. Solo che c’era un’idea che il regista fosse lì in mezzo, immobile…

Eraldo, come va la quarantena per il virus?
Sempre in casa. Scendo a prendere il giornale e torno su. D’altronde mi hanno detto che salvo l’Italia grattandomi i maroni. Dovrei farcela, insomma.

I lasciapassare nuovi li hai stampati…
Non ce l’ho, l’edicola è qui di fronte.

Mille cavilli in Italia…
Dobbiamo risolverlo questo problema del virus però. Poi magari uno si domanda perché in Germania dicono che si può far tutto meno queste due tre cose, mentre in Italia dicono che non si può far niente ma si possono fare queste due tre cose. Prendiamo il problema sempre dall’altra parte.

Penalizzati molto gli sportivi della corsetta…
La corsetta va in secondo ordine quando vedi camion militari che portano via bare a mucchi. Sono sofismi di cui parleremo più avanti.

Nostalgia della Domenica Sportiva?
L’ho fatta anche ieri sera, ma se tu vai a letto prima fai bene.

Intendo le puntate con le partite, i voti, i commenti…
Certo il calcio mi manca, come la possibilità di prendere la macchina ed andare a incontrare un mio amico a Bolzano o a Firenze. Questa è una delle libertà più grandi: girare il mondo e vedere persone care.

Continuerai la DS da opinionista nel 2020-2021?
Se mi fanno un contratto. A me piace vivere il calcio con leggera serietà.

Sei arrivato a commentare le partite della nazionale…
Il calcio, tra le cose non importanti, è la cosa più importante.

Che ricordo hai di Bruno Pizzul che conduceva le telecronache con te?
Un fuoriclasse. Uno che in qualunque parte del mondo arrivavi sapeva storia, geografia, abitanti, numero di aziende per chilometro quadrato. Una guida che ti accompagna ad occhi chiusi. Una bella voce e un’anima da persona perbene. Poteva primeggiare, ma lasciava spazio a chi era vicino a lui per dire le sue opinioni.

Stadio San Paolo. 3 novembre 1985. Punizione per il Napoli dentro l’area della Juventus. Tu passi la palla a Maradona e vien fuori uno dei gol più incredibili al mondo…
Non è una gran soddisfazione per uno che ha giocato 800 partite essere ricordato per un passaggio di venti centimetri a Maradona …

Eraldo “toccala un pochito”…
La palla non ci passava. Lui mi diceva: “Toccala un pochito”. E io: “Diego non ci passa”. Lui: “Te digo toccala”. “Diego non ci passa”. “Te digo toccala”. “Fa mo come cazzo ti pare, Maradona sei te”. E la passa c’è passata.

Se riguardi quelle immagini tutti con la testa a seguire il pallone, forse anche Tacconi…
“Sì, ma non ci passava la palla. Non era balisticamente logica quella traiettoria. Boskov diceva: campione vede autostrada dove altri solo sentiero. Lì non c’era nemmeno il sentiero”.

Diego il campione ribelle…
Il bello è che lui abitava sopra di me a Napoli. La sera della punizione gli ho suonato, lui si è affacciato al balcone. “Diego hai visto che assist ti faccio?”. E lui: “Vaffangulo”.

Il difetto più grande di Pecci.
Non lo so, altrimenti mi sarei attivato per rimediarlo.

Da Napoli poi tornasti a Bologna per finire la carriera…
Motivi personali. Abbandonai Napoli per avvicinarmi a casa. Fu Nello Governato a portarmi a Bologna. Il presidente Gino Corioni era stato scottato da esperienze precedenti, e si fidava poco dei giocatori anziani. “Nello io vado a Udine”, gli dissi. Là dove erano andati De Sisti e Graziani, Mi lasciavano anche tornare a casa mercoledì e giovedi. Poi Corioni venne qui in Romagna a mangiare il pesce e mi propose il Bologna. Era uno che capiva di calcio, anche tecnicamente. Di bilanci non lo so.

A Bologna hai giocato anche il calcio champagne di Maifredi…
Aveva una sua visione del calcio e una squadra adatta per stare con lui. Furono belli gli anni a Bologna. Maifredi andò a Torino, alla Juve, troppo presto. Bisognava avesse spalle più larghe. Resto comunque dell’idea, dando tutti i meriti ai Maifredi, i Sacchi, i Rocco, Pesaola, Allegri, Conte, che la differenza la fa sempre il giocatore. Non ho mai visto un allenatore fare un gol.

Il più grande di tutti i tempi?
Diego.

Il tuo idolo, quando hai iniziato.
Suarez. Ma arrivarci era come cominciare a scrivere e pensare di essere Gabo (Gabriel Garcia Marquez, ndr). Mi piacevano più i 10. Più Rivera di Mazzola. Sivori, Corso. Quelli per cui la gente faceva l’abbonamento, il biglietto.

La Serie A 2019/2020 oramai non ricomincia più…
Non so. La logica dice così. Ma credo ci sarebbero dei gran mal di pancia. Solo dalle tasse che versano i giocatori, se fanno attività, lo stato rinuncerebbe a più di 300 milioni di euro. Tra questi più di 100 servono a garantire ad andare avanti gli altri sport. Se il campionato non parte più qualche squadra risparmia qualche ingaggio ma non prende soldi delle tv. Qualcuno può saltare.

La salute innanzitutto.
Ovvio. Va però fatto un ragionamento ben avveduto perché questa è un’industria grossa. Chi decide dovrà tenere conto di molte cose. Se il campionato non può andare avanti adesso io lo finirei a ottobre-novembre. Poi si ricomincia quello successivo. Non si assegnano scudetti senza finirlo. Comunque senza il parere della scienza sono ipotesi inutili.

Lotito ha lanciato l’idea “spareggio per lo scudetto” tra Lazio e Juventus.
E l’Inter? Ognuno qui si inventa qualcosa. Potrebbero giocare lo “spareggio” su un campo neutro: il manicomio.

Hai mai pensato di fare l’allenatore?
No. Perché non ho abbastanza passione nello stare lì tutti i giorni a parlare con un presidente che spesso non sa di calcio e allora gli devi spiegare una, due, dieci, cento volte, le cose. Parlare con i giocatori che hanno un’altra mentalità. Parlare con la stampa che non sempre è capace e obiettiva. Se me l’avessero chiesto i bambini del quartiere l’avrei fatto, ma come professionista no.

Le tue partite da bambino finivano spesso a scazzottate…
Una volta i campanili erano da difendere, i campionati tra paesi confinanti erano moto sentiti, però tutto finiva davanti a un piatto di spaghetti.

Tu che sei romagnolo, si è parlato di riaprire le spiagge mettendo pannelli di plexiglass tra un lettino e l’altro…
Sì, sì. Li immagino come spogliatoi del campo neutro del manicomio dove si faranno lo spareggio Lazio e Juventus. È un periodo in cui siamo tutti in libera uscita.

La Romagna è terra dell’acchiappo, del contatto fisico: come faremo?
Il sindaco di Rimini ha detto che si potrà stare in spiaggia anche la sera, a debita distanza. Vedrai che qualcosa in Romagna ci inventeremo.

Le ultime parole famose di Eraldo Pecci, 28 aprile 2020.
Non possiedo verità. Non mi inventerei mai di fare lo scienziato. Quando ci sono delle situazioni particolari ognuno con la testa che ha le affronta e fa del proprio meglio. Mio babbo mi diceva: “Con la testa che hai, hai fatto anche troppo”.

Memoriale Coronavirus

Il Fatto di Domani - Ogni sera il punto della giornata con le notizie più importanti pubblicate sul Fatto.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Sla, lo studio: “Confermato che i calciatori si ammalano di più e prima, ma non c’è un nesso con la squadra in cui hanno giocato”

next
Articolo Successivo

Coronavirus, il Coni consegna a Spadafora il dossier che classifica gli sport per rischio. E inchioda il calcio in panchina

next