Un mese dopo l’ordine operativo del premier Benjamin Netanyahu che autorizzava lo Shin Bet – lo spionaggio interno – a monitorare gli spostamenti via cellulare dei contagiati dal Covid-19, la Corte Suprema ne ha ordinato il blocco. Secondo l’Alta Corte – intervenuta dopo molte petizioni presentate dalla società civile – una decisione del genere richiede una legislazione ad hoc, il Parlamento resta il luogo dove discutere queste decisioni che investono la vita dell’intero Paese.

Troppi i risvolti sulla integrità della privacy, dell’uso e la gestione di questi dati, e il tempo per la loro conservazione. Un tempo questo monitoraggio era in uso solo i sospetti terroristi di Hamas, loro parenti, amici e anche vicini di casa. Lo stesso parametro adottato su 6,5 milioni di israeliani ha fatto correre a molti un brivido.

La sentenza dell’Altra Corte afferma, tuttavia, che se il processo legislativo fosse avviato, sarebbe possibile estendere per un periodo limitato l’uso del servizio di sicurezza interno negli sforzi per arginare la diffusione del virus.

“Dobbiamo stare attenti affinché gli eventi insoliti di cui ci stiamo occupando in questi giorni non ci portino giù da un pendio scivoloso dove tali insolite misure invasive vengono utilizzate senza giustificazione”, ha la presidente della Corte Esther Hayut. “Lo Shin Bet”, scrive “non sarà autorizzato ad aiutare in questo modo la lotta contro il coronavirus” dal 30 aprile, “se il paese vuole adottare le misure previste dallo Shin Bet, la Knesset deve prima legiferare su una tale decisione”.

L’Alta Corte ha anche limitato la sorveglianza dei giornalisti da parte dello Shin Bet per preservare la riservatezza delle fonti giornalistiche. Secondo la sentenza, un giornalista a cui è stato diagnosticato il coronavirus dovrà dare il consenso alla divulgazione dei propri dettagli allo Shin Bet e avrà anche la possibilità di opporsi a tale divulgazione di fronte a un giudice.

Silenzio del premier Netanyahu, ma i suoi mentori attaccano i giudici. Il ministro dell’Energia Yuval Steinitz ha definito la sentenza dell’Alta Corte un “intervento eccessivo e inutile”.

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