La risposta europea alla pandemia non è stata omogenea e nelle prossime settimane, quando le restrizioni si allenteranno, si parlerà molto delle diverse strategie utilizzate dai vari governi per contenere il numero dei morti e i contagi. Tra le nazioni che hanno adottato politiche ‘sui generis’ c’è la Svezia. Il governo ha favorito la responsabilità civica piuttosto che l’imposizione ed il rispetto di norme obbligatorie, come la chiusura delle scuole, negozi, bar e ristoranti o l’obbligo di rimanere in casa. Ha invece suggerito agli ultra settantenni di evitare i viaggi non essenziali, di lavorare da casa e di stare in casa. Negozi, ristoranti e scuole medie sono rimasti tutti aperti.

Il Svezia, dove vivono 10 milioni di abitanti, il numero dei decessi è stato di 2.150, mentre in Italia, paese che ha imposto una quarantena rigidissima, i morti sono stati finora 25mila. Con una popolazione di 60 milioni di abitanti il tasso di mortalità italiano è più alto di quello svedese. La Svezia, va detto, rimane tra i primi 20 paesi al mondo per quanto riguarda il numero totale di casi, anche se i tamponi vengono fatti solo a chi ha sintomi gravi.

Nonostante questo dato di fatto, in Svezia diversi membri della comunità scientifica hanno criticato la politica del governo. Tra i motivi c’è il più alto tasso di mortalità svedese rispetto a quello delle altre nazioni scandinave, che invece hanno adottato quarantene più restrittive. A differenza di alcuni paesi, le statistiche svedesi includono però i residenti nelle case di cura per anziani, che rappresentano in Svezia circa il 50 per cento di tutti i decessi. Ed infatti il governo svedese si difende usando questo dato. E dato che il divieto di far loro visita è stato introdotto molto presto è impossibile stabilire se politiche più rigide avrebbero prodotto un tasso di mortalità minore.

Un’analisi attenta delle dinamiche sociali svedesi mostra che la stragrande maggioranza della popolazione ha seguito i suggerimenti del governo riguardo all’allontanamento sociale volontario, elemento cruciale per rallentare la diffusione del virus. L’uso dei trasporti pubblici è diminuito in modo significativo, un gran numero di persone ormai lavora da casa e la maggior parte si è astenuta dal viaggiare durante il fine settimana di Pasqua. Anche il divieto di incontri di oltre 50 persone è stato rispettato. Secondo un sondaggio condotto dalla società Novus, circa circa 9 su dieci svedesi hanno affermato di tenersi a distanza di almeno un metro gli uni dagli altri, un mese fa erano 7 su dieci.

La decisione della Svezia di lasciare aperta gran parte dell’economia e della società è stata presa in base alla simulazione condotta dal team del dottor Anders Tegnell, che prevedeva un impatto più limitato del virus in relazione alle dimensioni della popolazione rispetto a simulazioni fatte da altri scienziati, compresi quelli che hanno prodotto il rapporto dell’Imperial College di Londra. A questo vanno aggiunte le previsioni dell’agenzia della sanità svedese secondo cui nella maggioranza dei casi il contagio avrebbe prodotto sintomi leggeri.

Non è detto però che la strategia svedese avrebbe funzionato in altre nazioni. La Svezia è un paese con una densità di popolazione sul territorio inferiore all’Italia o al Regno Unito, importante è anche il senso civico, la coscienza del cittadino e la responsabilità nei confronti della società. Questi sono elementi difficilmente quantificabili ma che sicuramente hanno giocato un ruolo importante nelle scelte politiche delle strategie anti-pandemia.

La prova del nove del successo svedese potrebbe venire durante la seconda ondata del virus. Secondo il team del dottor Tegnell l’esposizione moderata al virus in Svezia ha fatto sì che tra il 15 per cento ed il 20 per cento della popolazione sia ormai immunizzata. Valori sufficienti a rallentare il contagio ed a mantenerne il controllo da parte delle autorità sanitarie.

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