È in corso alla Camera la discussione generale sul decreto legge Cura Italia, con le opposizioni che ieri notte, in commissione Bilancio, non sono riuscite a trovare un accordo sulle modifiche e Fratelli d’Italia che ha deciso di fare ostruzionismo in aula. Il testo, approvato dal Senato, non è stato modificato a Montecitorio. E dalla conferenza dei capigruppo si apprende che alle 18.45 di giovedì sono previste le dichiarazioni sul voto di fiducia che poi inizierà alle 20,15.

Ieri notte la discussione in commissione Bilancio è finita senza un accordo tra maggioranza e opposizione sul pacchetto di modifiche. “Ieri sera abbiamo lavorato fino a mezzanotte”, ha detto ad Agorà su Rai3 il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, “cercando di poter accogliere gli emendamenti da parte dell’opposizione e della maggioranza. Non è andata a buon fine, è stato dato il mandato al relatore ieri sera senza poter apportare ulteriori modifiche su cui avevamo lavorato ieri con l’opposizione e la maggioranza; quindi non vi saranno modifiche al Cura Italia“.

Fratelli d’Italia ha deciso di fare ostruzionismo sul provvedimento in segno di protesta: dei 24 iscritti a parlare, undici erano esponenti del partito di Giorgia Meloni. I loro interventi hanno fatto slittare il voto di fiducia inizialmente previsto per la tarda mattinata, tanto che la maggioranza in un primo momento aveva valutato la possibilità di chiedere, con un voto procedurale, lo stop anticipato della discussione generale. Ipotesi che però è stata scartata. Alla base della marcia indietro ci sarebbe un problema di numeri. Per votare, se l’opposizione non partecipa, sarebbero necessari 253 deputati per avere il numero legale. Ma pare che a Montecitorio non fosse presente un tale numero di deputati di maggioranza. Per ora, dunque, si va avanti con la discussione generale con la fiducia che potrebbe essere posta in serata. Intanto, in Transatlantico fervono trattative per la possibilità di un breve rinvio del testo in commissione per inserirvi alcune norme: se questo accadesse sarebbe necessario un ulteriore passaggio in Senato.

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