“Noi il discorso economico dobbiamo guardare”. “Se si tratta dei cinquanta… sessanta… settanta… questo te lo passo io facendomeli dare io”. “Ma facciamo ottanta… possiamo arrivare di più?”. “No… con chiarezza me li faccio dare io e un altro professionista… faccio il coso… quando li da me e all’altro… veicolando”. “Allora!! la mia richiesta è questa”. Non lascia fraintendimenti la conversazione in cui il sindaco di San Vito sullo Jonio Alessandro Doria chiede la mazzetta all’avvocato Luigi Aloisio, consulente della Elettrostudio Energia Srl, collegata a un’altra società che doveva realizzare un parco eolico nel suo Comune.

Un progetto che, per essere realizzato, aveva bisogno di un provvedimento di sdemanializzazione degli usi civici da parte del Consiglio comunale. Per convocare la seduta e fare approvare il provvedimento dalla sua maggioranza, il sindaco voleva 80mila euro. Ma anche un anticipo: “La cifra non è eccessiva… è che ho delle esigenze immediate… cosa sono cinquemila? Non sono molti!”. “Vabbene!”. “Me la fai questa cortesia? una cortesia personale”. “Mi muovo subito… mi muovo subito”. “Che il Consiglio è già pronto… lo devo solo convocare… e basta… mi muovo subito!”. La registrazione di questa chiacchierata avvenuta l’estate scorsa, però, l’avvocato Aloisio l’ha consegnata ai carabinieri che stamattina hanno eseguito l’arresto del sindaco Doria accusato di corruzione.

Su richiesta della Procura di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri, il gip ha disposto gli arresti domiciliari per il primo cittadino di San Vito sullo Jonio accusato anche di aver intascato una mazzetta di 1500 euro dall’imprenditore Mario Minieri. Per gli inquirenti era la contropartita affinché il Comune liquidasse un credito di 20mila euro per lavori relativi al servizio di depurazione comunale. Tornando alla tangente per il parco eolico, stando all’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Giancarlo Novelli e dal sostituto Graziella Viscomi, il sindaco Doria ha avanzato la richiesta di 80mila euro non solo all’avvocato Aloisio ma anche all’amministratore delegato della società Marco Ceroni. L’incontro, anche questo registrato, avviene all’interno dello studio del legale che, nel progetto criminale del sindaco, avrebbe dovuto essere il mediatore tra lui e la “Elettrostudio Energia Srl”.

Quest’ultima rifiuta categoricamente il pagamento della mazzetta: “Devo dirle Sindaco una cosa… – sono le parole dell’amministratore delegato Ceroni – che l’azienda che rappresento… purtroppo ha delle… che da questo punto di vista sono molto restringenti… se c’è una richiesta che viene fatta dal Comune… voglio dire visti i rapporti che dobbiamo instaurare… non avremo problematiche a trovare diciamo una forma di… supporto al Comune. Lo facciamo anche in altre occasioni… però a titolo personale direi che è una situazione molto molto pericolosa”. E ancora: “Un’esposizione diretta di una gratuità di questo livello.. livello cash… rischiamo tutti una situazione molto… molto pericolosa… per cui una richiesta di questo tipo per noi non è accettabile”.

Nell’ordinanza di custodia cautelare, il gip Claudio Paris parla di “mala gestio” e di “interessati favoritismi del sindaco”. In sostanza, il Comune era diventato una sorta di bancomat per Alessandro Doria. Secondo il giudice ci sono “granitici elementi a suo carico rinvenibili dalle conversazioni. Non può non evidenziarsi, l’assoluta avidità con cui il Doria, svilendo le proprie pubbliche funzioni, reiteratamente cerca di trarne vantaggi economici”. Secondo il gip non ci sono dubbi sull’esigenze cautelari richieste dalla Procura a causa della “facilità con cui il Doria continuerebbe a curare la gestione privatistica dei propri affari pubblici se lasciato libero nella persona, sfruttando la propria carica ed i propri rapporti tanto all’interno dell’amministrazione comunale quanto all’esterno, con la locale imprenditoria”.

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