Fino a poco tempo fa le autorità sanitarie sconsigliavano l’utilizzo delle mascherine tra la popolazione, poi la ‘svolta americana’ dei Centers for Desease and Control Prevention (Cdc): mascherina per tutti, ‘fai-da-te’. E in alcuni paesi prende piede l’ipotesi che anche così si ‘rallenterà il contagio’. ‘L’Oms cambia idea’, si è detto. No, l’Oms conferma: le mascherine (chirurgiche) servono solo per chi sta male e per chi se ne prende cura. Hanno senso queste iniziative? E i possibili effetti controproducenti? Una review della letteratura, la ricostruzione di un “dibattito-polemica” e alcuni spunti.

Prima i sanitari

Maschera per tutti i sanitari? Le risorse, variabile importante del discorso. In Universal Masking in Hospitals in the Covid-19 Era, il New England Journal Of Medicine (Nejm), primo autore Michael Klompas, Harvard Medical School, affronta la questione della “universalizzazione della mascherina” per tutti gli operatori sanitari. E’ utile se la usano anche i sanitari non a contatto diretto con pazienti Covid-19? Il rischio è che vengano meno per chi è più esposto, controbilanciato da potenziali effetti positivi: si può “ridurre la trasmissione dell’ansia” tra i sanitari dando loro “la sicurezza di assorbire e attuare le pratiche di prevenzione delle infezioni più basilari”. Utile, dunque, se non diventa una “panacea.”

E per la popolazione? ‘E’ complicato’

Su The Conversation – rivista accademica di larghissima diffusione – due studiosi inglesi analizzano scenari costi/benefici dell’uso della mascherina in pubblico. Ma studi condotti in case e comunità “spesso mostrano poco, se non nessun, beneficio.” E proprio il limite di questi studi sembra il loro interesse: “Ciò che questi studi mostrano principalmente è che era difficile indurre le persone a usare le maschere secondo le istruzioni anche quando partecipavano a una sperimentazione clinica.” Per ora, si legge, la “corsa di massa all’acquisto di mascherine” ha prodotto come unico effetto “una carenza per gli operatori sanitari”, mettendoli “a rischio di contrarre il Covid-19.”

In conclusione, l’uso tra la popolazione si giustificherebbe laddove non si possano mantenere le distanze dagli altri, anche in considerazione della ‘svolta statunitense’. Di nuovo, è utile? “Indossare la mascherina in pubblico è molto utile nelle situazioni in cui non riesci a mantenere le distanze dagli altri. Indossare la mascherina sui mezzi pubblici affollati è probabilmente utile – ma non avrà alcun effetto protettivo quando si cammina per strade deserte o in campagna.” Inevitabili, emergono le ‘cautele’.

Ansia da pandemia

“Sappiamo che indossare una mascherina al di fuori delle strutture sanitarie offre poca, se non nessuna, protezione dalle infezioni” – così il Nejm, nello studio citato in apertura, chiarendo come si trasmette Covid-19: 1.8 metri circa di contatto faccia a faccia continuativo nel tempo, per almeno alcuni minuti – da 10 a 30 minuti, a seconda degli studi, con pazienti Covid-19 sintomatici (qui The Lancet indica meno di 15 minuti). Per lo studio del Nejm “la possibilità di prendere il Covid-19 da un’interazione di passaggio in uno spazio pubblico è minima. In molti casi, il desiderio dell’uso diffuso della mascherina è una reazione istintiva all’ansia dovuta alla pandemia.” In pubblico, sembra un ‘ansiolitico’, insomma.

‘Ci toccheremo spesso il viso?’

Un altro rischio, tra le righe del Nejm è che “(…) chi indossa la maschera possa avere una maggiore tendenza a toccarsi il viso.” E quindi le mucose degli occhi, molto sensibili, punto di contagio. Difficile non toccarsi il viso, anche per chi è ‘preparato’. Uno studio dell’American Journal of Infection Control racconta di 26 studenti che si sono toccati il viso 23 volte in un’ora (44% zone mucose: la bocca il 36% delle volte, il naso il 31%, gli occhi il 26%), eppure erano “formati” su come ridurre rischio di contrarre malattie infettive. Quindi: lavarsi le mani. Se poi si usano anche i guanti, altro possibile veicolo di contagio, i rischi aumentano – ammoniscono gli esperti in igiene e prevenzione.

La “svolta Usa”

Ma come si arriva al ‘mettiamoci tutti la maschera’? Il cambio di rotta decisivo è del Cdc statunitense, il 3 aprile: ‘fatevi la vostra mascherina’. Gli americano cambiano rotta basandosi sugli studi sugli asintomatici, e la svolta ha impatto. Il giorno dopo, il 4 aprile, la stampa internazionale titola che “per aiutare a fermare il Coronavirus ciascuno dovrebbe indossare una maschera.” Iniziano le speculazioni: “l’Oms cambia idea”, complice anche il caos ingenerato in quei giorni da studi del tipo ‘il virus rimane nell’aria’, diventati “famosi” più per l’allarme ingenerato a mezzo stampa che non per il valore scientifico (non cambia nulla nella trasmissione).

Arriva il verdetto di Tedros Ghebreyesus, il 6 aprile, che in un incontro con la stampa conferma: le raccomandazioni Oms sono invariate. Così, ogni paese va un po’ per conto suo: chi con il fai da te, chi con le “chirurgiche”.

Funziona, la maschera di stoffa?

Sull’uso della stoffa, una rassegna del British Medical Journal (Bmj), conclude che: “Esistono pochissime ricerche di buona qualità sull’uso delle maschere di stoffa, sopratutto in contesti non medici.” Su The Conversation i medici confermano: “ci sono pochissime prove scientifiche che dimostrano che le mascherine di stoffa proteggono le persone dalle malattie respiratorie.” Ma anzi “hanno grandi pori e consentono la circolazione dell’aria umida, il che significa che le maschere in tessuto hanno meno probabilità di impedire il passaggio di goccioline contaminate da virus.”

Il Bmj conclude con il commento di esperti, tra cui Susan Michie, che segnala il rischio che il senso di falsa sicurezza induca a trascurare il distanziamento sociale. Il possibile vantaggio è per le risorse, il Cdc Usa avverte che maschere chirurgiche e respiratori N-95 non dovrebbero essere utilizzati dal pubblico, in quanto “forniture essenziali che devono continuare a essere riservate agli operatori sanitari e ad altri primi soccorritori medici” – riporta il Bmj.

Lombardia. Infermieri con scotch e plastica

Per quanto riguarda la Lombardia, turbano le immagini degli infermieri del Trivulzio, nei reparti Covid-19, avvolti in sacchi di plastica fermati con nastro adesivo perché mancano i dispositivi di protezione pubblicate sul Corriere della Sera. Dell’efficacia del far da sé prevista dall’ordinanza, si è detto.

Il “caso toscano”

Enrico Rossi ha reso obbligatorio l’uso delle mascherine in tutta la Regione. L’iniziativa non è “in linea con indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità”, come annunciava su Facebook, tuttavia. E se si userà “in presenza di più persone in spazi aperti e chiusi”, può scattare il relax del ‘tanto ho la mascherina’, l’abbandono di una protezione certa? Può darsi. Ma la mascherina chirurgica protegge dai droplets di Covid-19? Forse, certo non protegge gli occhi in caso di un colpo di tosse in faccia, si sottolinea su Nejm e Bmj, il rischio si riduce di molto poco.

Serve, l’obbligatorietà? Rossi la motivava perché “leggo sui giornali” che sarebbero “ripresi troppi comportamenti sbagliati da parte dei cittadini”, ci sarebbero “troppi assembramenti.” Ma distanziamento sociale e uso corretto della mascherina sono esercizi di responsabilità attiva, l’obbligo indurrà chi era indifferente prima a esserlo anche dopo – anzi, assolto l’obbligo, è forse il candidato ideale a comportarsi da ‘invincibile.’

Si legge di queste iniziative che ‘rallenteranno il contagio.’ Ma come ha specificato il numero uno dell’Oms: “incoraggiamo quei paesi che stanno prendendo in considerazione l’uso di maschere per la popolazione in generale per studiarne l’efficacia, in modo da poter imparare tutti”, perché “quel che è chiaro è che la ricerca in questo campo è limitata.” Insomma, è un’ipotesi.

Per chiudere. Sull’efficacia di questo dispositivo si può dire poco, ma sappiamo dei rischi: è difficile a usarsi e la falsa sicurezza può giocare brutti scherzi. Quindi, ecco le parole di Ghebreyesus, direttore Oms, quando ha chiuso la questione: “Maschera o non maschera, ci sono cose provate che tutti noi possiamo fare per proteggere noi stessi e gli altri: mantieni la distanza, pulisci le mani, tossisci o starnutisci nel gomito ed evita di toccarti il viso.”

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