Fra le tante cose belle che l’epidemia rischia di travolgere ci sono pure i giornali: quelli veri, di carta. Che i loro problemi siano molto seri è già dimostrato dal fatto che la discussione sul loro destino infuria soprattutto in rete: non si parla di corda in casa dell’impiccato.

Proprio in rete, su Linkedin, Enrico Mentana ha elencato cinque buone ragioni per le quali, prima o poi, i giornali spariranno. Certo, l’elenco sarebbe più convincente se non provenisse da uno che sui giornali non ci ha mai scritto: ma è impressionante anche così. Qui, allora, prendo i cinque argomenti di Mentana e glieli rivolto come un calzino.

1. Primo argomento: “Non esiste un under 30 che legga i giornali”. Vero, le notizie, agli under 30, ma ormai anche agli under 70, arrivano direttamente sul cellulare. Ma chi gliele manda, chi le seleziona? La risposta è nel titolo di un libro appena uscito – perché, anche se Mentana non ci crederà, continuano a uscire persino libri – di Daniele Magrini, È l’algoritmo bellezza (Effigi, 2020). Il meccanismo è noto: un algoritmo personalizzato sceglie le notizie che arrivano a ognuno di noi, sulla base delle nostre precedenti ricerche in internet. Se a uno interessa solo il Genoa, per esempio, gli arrivano solo notizie sul Genoa. Fossi un under 30, vorrei qualcosa di più.

2. Secondo argomento: “Nella società digitale non ha senso la cadenza quotidiana”. Vero pure questo: le notizie ci arrivano sui cellulari, a ogni ora del giorno e della notte. A meno di essere continuamente connessi, però, e di mettere seriamente a rischio la nostra salute mentale, non sarebbe meglio fare come il Don Raffae’ di Fabrizio De André: “alla fine m’assetto papale / mi sbottono e mi leggo o’ giornale”?

Fuor di metafora: invece di annaspare nel flusso delle informazioni, non è meglio fermarsi un attimo, comparare quelle importanti e quelle meno, in una parola – se Mentana non ci querela – pensare?

3. Terzo argomento: “Impensabile uno spostamento fisico per andare a comprare un giornale con le notizie del giorno prima”. Quanto alle notizie del giorno prima ho già risposto: sono tutte del giorno prima, se uno è perennemente connesso.

Quanto allo spostamento fisico, mi viene da dire: e ce lo viene a dire adesso, che ci venderemmo l’anima per uno spostamento fisico? Nei primi giorni della quarantena le vendite dei giornali erano addirittura aumentate, perché tutti avevano bisogno di notizie sicure. Oggi gli spostamenti fisici ci farebbero bene, a patto di non diventare assembramenti: un problema che, nel caso dei giornali, non si pone più.

4. Quarto argomento: “Tv prima e web poi hanno raso al suolo l’idea che le notizie si debbano pagare”. Qui Mentana gioca in casa: fra le direzioni dei telegiornali e il suo attivismo sul web, inferiore solo a quello di Matteo Salvini, è uno di quelli che ha fatto di più per radere al suolo i giornali cartacei. Sulle notizie gratis, poi, con un genovese come me sfonda una porta aperta.

Ma il nostro anchorman (traduzione in milanese: ancor lu’!) non può non sapere che anche le notizie sul cellulare le paghiamo: con i nostri dati, che servono a venderci cose utili e soprattutto inutili, e con la nostra privacy, che serve a controllarci e basta. Il punto è che, quando si vuole avere qualcosa di qualità, la si paga: e l’informazione non fa eccezione.

5. Quinto argomento: “La crisi economica ha fatto il resto, chiudendo giornalisti invecchiati dentro redazioni da cui escono solo con la pensione […] perché non c’è più mercato”. Il mercato, già: quella invenzione meravigliosa per cui milioni di utenti-mosche non possono aver torto, se preferiscono… le fake news.

Uei, Mentana, ma chi la fa ancora, la vera informazione, pure in internet? Facile: i giornalisti. Si chiama sinergia: che è poi il vero destino dei giornali, nonostante gli anchormen del malaugurio. I giornalisti, cioè, trovano le notizie, prima le controllano e poi le pubblicano, come hanno sempre fatto. Solo che ora le mettono prima sul web, poi in tv, infine sui giornali: ma va bene così. Ogni medium ha la sua specializzazione: il web la rapidità, la tv lo spettacolo, i giornali la riflessione.

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