Un Reddito di cittadinanza per l’emergenza (Rem), con accesso molto semplificato e meno vincoli, che andrebbe a sostituire la misura voluta dal Movimento 5 Stelle fino alla fine della crisi tutelando le famiglie finite in povertà. E un Sostegno di emergenza per il lavoro autonomo (Sea) che rimarrebbe in vigore per lo stesso periodo e non sarebbe assegnato una tantum e in somma fissa – come i 600 euro previsti dal governo – bensì parametrato alle condizioni economiche della famiglie e alla effettiva perdita di guadagno. Sono le proposte operative presentate a governo e Parlamento dal Forum Disuguaglianze e Diversità guidato da Fabrizio Barca, dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile di Enrico Giovannini e da Cristiano Gori, docente di politica sociale all’Università di Trento, che ha coordinato il gruppo di lavoro ad hoc.

“E’ un pacchetto che consente di mettere in sicurezza il Paese per alcuni mesi, dando fiducia alle famiglie invece che inseguire l’emergenza di settimana in settimana”, spiega Gori. “L’unico modo per costruire il “dopo” è dare certezze sul presente”. Il progetto punta a integrare in tempi brevissimi il Decreto Cura Italia “e fronteggiare immediatamente la caduta di reddito delle famiglie”, obiettivo ora condiviso dall’intera maggioranza di governo che guarda con interesse all’idea di un reddito di emergenza. L’Asvis e il Forum – che riunisce organizzazioni come ActionAid, Caritas e Cittadinanzattiva oltre a ricercatori e accademici – danno una risposta “chiavi in mano”, che andrebbe a integrare le misure previste dal cura Italia (come la cassa integrazione per Covid-19) e quelle già esistenti come la Naspi e la Discoll.

Il reddito di cittadinanza per l’emergenza (Rem) – Sostituirebbe il reddito di cittadinanza per chi lo richiede da ora in avanti e fino alla fine dell’emergenza coronavirus: in prima battuta la proposta è di mantenerlo in vigore fino a fine agosto. L’obiettivo è raggiungere rapidamente tutta la popolazione in condizione di necessità che non ha accesso ad altre prestazioni di welfare. Per questo i requisiti per ottenere il reddito vanno adattati alla situazione di emergenza. Il piano prevede dunque che chi ha diritto venga automaticamente informato dall’Inps, senza necessità di fare richiesta presentando l’Isee in una fase in cui Caf e patronati sono chiusi.

Andrebbero poi elevate le soglie del patrimonio mobiliare per l’accesso al reddito: oggi può chiedere il reddito solo chi ha meno di 6mila euro di risparmi per il capofamiglia più 2mila euro per ogni ulteriore componente. Ma in una fase di emergenza – è il ragionamento – non ha senso chiedere ai nuclei vulnerabili di dar fondo a quello che hanno messo da parte. Idem per il patrimonio immobiliare (oggi è esclusa dai paletti solo la prima casa). Via libera anche a un allentamento dei meccanismi di condizionalità e delle sanzioni per chi viene scoperto a svolgere attività non dichiarate, che del resto in questa fase sono quasi tutte ferme. Infine, il Rem andrebbe anche alle persone di cittadinanza non italiana che non hanno il requisito della residenza in Italia per almeno 10 anni: molti stranieri hanno lavori precari e sono stati pesantemente colpiti dalle conseguenze dell’epidemia.

Il sostegno per gli autonomi (Sea) – “La vera novità storica portata da questa emergenza è la tutela data agli autonomi, un’area che finora di fatto restava scoperta dalle misure di welfare“, sottolinea Gori. “Tutelarla vuol dire proteggere la capacità produttiva del paese in vista del post crisi”. Per questo la proposta potenzia l’indennità prevista per chi non è lavoratore dipendente ma partita iva, co.co.co o autonomo iscritto alla gestione separata. La nuova misura assorbe l’una tantum di 600 euro prevista dal cura Italia, con tre novità: il periodo coperto viene esteso fino al 31 agosto, l’importo non è fisso ma legato alle condizioni economiche del nucleo familiare del lavoratore interessato e alla perdita di guadagno subita (per aiutare di più chi ha perso di più rispetto al proprio volume abituale di attività) e infine il beneficio è esteso a colf e badanti. A differenza della cig e dei sussidi di disoccupazione, coperti almeno in parte dai contributi, la misura è finanziata interamente dalla fiscalità generale: per questo si suggerisce di fissare un tetto massimo, che per ora non è stato quantificato.

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