Più di mezza tonnellata di cocaina nascosta in un capannone e sotto terra a Gioia Tauro. Il sequestro è avvenuto durante i controlli per il coronavirus quando gli agenti del commissariato locale e quelli della squadra Mobile di Reggio Calabria si erano insospettiti nel vedere Rocco Molé fuori dalla sua abitazione. Il figlio venticinquenne del boss ergastolano Mommo Molé è stato, quindi, seguito dagli uomini del capo della Mobile Francesco Rattà.

Arrivati fino a un capannone e ad alcuni terreni nella disponibilità del rampollo di ‘ndrangheta è scattato il blitz. Su disposizione del procuratore di Palmi Ottavio Sferlazza e del sostituto Daniele Scarpino, quindi, la polizia ha eseguito la perquisizione. Dentro alcune ceste di plastica, all’interno del capannone, sono stati trovati 150 panetti di cocaina. Altri 340 panetti di polvere bianca, contenuti in pacchi di plastica sigillati, sono stati trovati in un agrumeto nelle vicinanze. La droga era nascosta sotto terra. I panetti avevano impressi i loghi della “Tim” e del squadra di calcio del “Real Madrid”.

Complessivamente, la polizia ha sequestrato 537 chili di cocaina. Il figlio del boss, infine, nascondeva in casa altri 25 chili di marijuana. Davanti all’evidenza, Rocco Molé ha dichiarato spontaneamente di essere l’unico proprietario della droga sequestrata. Anche per questo è stato arrestato in flagranza di reato e rinchiuso nel carcere di Palmi dove stamattina la polizia gli ha notificato l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta del procuratore Sferlazza e del pm Scarpino.

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