La mazzata è arrivata ieri nel mare magnum dei dati della Lombardia, tra “luci e ombre” come ripete spesso l’assessore regionale lombardo al Welfare Giulio Gallera. Dopo due giorni di contagi zero a Codogno ecco che c’è stato un balzo a 11, mentre Lodi ha segnato +84. I sindaci e gli abitanti dell’ ex zona rossa avevano chiesto prudenza, buon senso, perché avevano paura che il loro sforzo, la loro infinita quarantena potessero essere vanificati dalla riapertura dell’area formata dai diversi comuni del Lodigiano e la prima a essere cinturata. Nelle ultime ore però la percentuale è risalita.

“Abbiamo sei positivi in più – riferisce al Corriere della Sera Francesco Passerini, sindaco della cittadina lodigiana e presidente della Provincia -. Nelle ultime giornate eravamo fermi a 268 casi. Un segnale che i divieti introdotti con la zona rossa avevano funzionato”. Passerini racconta di essere stato sorpreso di vedere che nel decreto del governo dello scorso 8 marzo la zona rossa veniva abolita. Tanto che aveva deciso di non far riaprire il mercato all’aperto. Una decisione che aveva comunque incontrato il favore dei concittadini. “Che senso ha chiudere tutto se poi, appena arrivano i primi risultati positivi, si dà la possibilità di riaprire negozi e di spostarsi per lavoro praticamente ovunque?”.

Il primo cittadino (Lega) è certo che l’emergenza non sia alle spalle: “Basti pensare che in un mese, dal 22 febbraio al 22 marzo, le persone morte sono quasi il triplo rispetto agli anni passati”. I deceduti nel 2019 sono state 52, 49 quelle del 2018: in un mese di emergenza si è arrivati a 125. “Si muore ancora, ogni giorno. Ma è l’effetto dei contagi delle scorse settimane”.

Eppure solo un paio di giorni fa sembrava vedere una fioca luce in fondo al tunnel. Maurizio Chiesa, medico di Pronto Soccorso e di continuità assistenziale lanciando l’appello a non abbassare la guardia, all’Adnkronos aveva raccontato: “Non cantiamo vittoria troppo presto. Certo è che la notte scorsa è stata più tranquilla rispetto a quelle di 15 o 20 giorni fa. Sono riuscito ad appoggiare la cornetta del telefono e le maggior parte delle chiamate sono state di persone più che altro spaventate che avevano bisogno di parlare“. “Possiamo dire che il trend sembra effettivamente invertirsi, ho sentito anche colleghi di aree vicine, Casalpusterlengo e zone sotto Lodi, verso Piacenza – sottolineava Chiesa – e anche lì sembra che la tendenza sia questa, ma bisogna comunque stare attenti e non abbassare la guardia. Anche perché a mio avviso ora si sposterà verso ovest, nord ovest, Malpensa, Varese e Milano. Io lavoro anche a Tradate e fino a 15 giorni fa non vi erano casi, ora invece cominciano a comparire. Non abbassare la guardia, ribadisco!”.

Il timore degli abitanti di Codogno, Casalpusterlengo e degli altri comuni era stato anche quello che il virus potesse tornare a diffondersi a causa di coloro che venivano da fuori, motivo per cui la stessa Cina ha vietato tutti gli ingressi a partire dal 28 marzo. “Noi abbiamo fatto sforzi molto rigidi, i risultati si sono visti perché nelle prime due settimane c’ è stata una riduzione dei contagi. Ora quegli sforzi rischiano di essere vanificati“. E a guardare quei numeri sembra così. Anche perché proprio lo studio sugli effetti della chiusura della zona lodigiana aveva portato la Regione Lombardia a chiedere misure sempre più stringenti per esempio per la Bergamasca dove da settimane si assiste quasi del tutto impotenti alla morte di troppi: quasi mille deceduti e oltre seimila contagiati.

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