Giovedì 19 marzo, Cnbc apre il suo notiziario con le dichiarazioni roboanti di Donald Trump riguardo alla pandemia in corso: “Il mondo sta pagando un caro prezzo a causa del virus cinese. Se avessimo saputo da Pechino mesi addietro di questa epidemia, oggi non saremmo a questo punto”.

Puntuale come la cartella delle tasse, Eduardo Bolsonaro dichiara a sua volta quanto segue: “Stiamo assistendo globalmente a una replica di Chernobyl: sostituiamo il reattore nucleare con il coronavirus, e la dittatura sovietica con quella cinese, ma lo scenario è lo stesso: le informazioni nascoste hanno provocato la catastrofe”.

La replica dell’ambasciata cinese in Brasile non si fa attendere, condita dal tipico sarcasmo orientale: “Le Sue sono parole irresponsabili, degne dei suoi cari amici. Purtroppo Lei tornando da Miami (come già scritto, in Florida è stato firmato l’accordo militare da Usa e Brasile, nda) ha contratto il virus della follia, che sta infettando l’amicizia tra i nostri popoli. Lei è privo di visione internazionale: le consigliamo di non fare il portavoce Usa, se non vuole inciampare di nuovo in brutte figure”.

Un sarcasmo pesante, conscio della pochezza politica del figlio minore di Bolsonaro, che cade dall’alto di 5 miliardi in dollari annui che la Cina assicura all’export brasileiro. Difatti subito dopo, il presidente della Camera dei Deputati Rodrigo Maia si scusa con l’ambasciatore.

Gli autogol di Bolso Junior

Il figliol prodigo aveva già colpito venerdì 13, data già di per sé infausta, durante un’intervista a Fox News, dicendo che il padre era risultato positivo dopo un test di controllo dovuto al fatto che il suo segretario si era ammalato. Costui aveva fatto parte della delegazione firmataria dell’accordo militare con Trump in Florida. La sera stessa, il tg brasiliano sbatte la news in apertura, salvo poi smentirla subito dopo. Nei giorni successivi, i 22 delegati della comitiva cadono tutti ammalati.

O Globo riporta in prima una foto con Trump che stringe vigorosamente la mano a uno di loro, Filipe Martins. Bolsonaro prima dichiara che il suo test è negativo facendo il gesto dell’ombrello ai cronisti, ma pochi giorni dopo non esclude la possibilità di essere stato contagiato dai suoi collaboratori. Innervosito, entra in polemica con il governatore di São Paulo João Doria, che aveva chiesto lo stop totale dell’attività industriale.

Il ministro della Salute Luiz Mandetta prova a mediare, chiedendo agli impresari di concentrarsi sui prodotti utili al contenimento del virus – maschere e gel alcolici in particolare – irreperibili nelle farmacie, onde evitare un’ecatombe italiana.

Gli eroi silenziosi

La manifestazione governativa del 15 marzo, che avrebbe dovuto essere annullata d’autorità per evitare assembramenti in questo momento d’emergenza, si è svolta comunque in alcuni stati tra i quali il Paraiba, nella capitale João Pessoa. In agenda lo scontro istituzionale in corso tra Bolsonaro e i presidenti di Camera e Senato – rispettivamente Rodrigo Maia e Davi Alcolumbre – per decidere se debba essere governo o Congresso a controllare i fondi del budget di Stato, che ammonta a ben 30 miliardi di Real (R$).

Gli altri punti-chiave erano l’approvazione della recente riforma previdenziale, che adegua l’età pensionabile alle nuove aspettative di vita – Covid-19 permettendo – e la proposta di abolizione del Foro Privilegiado, la famigerata immunità parlamentare a tutela delle cariche istituzionali, tutte più o meno coinvolte durante gli anni passati nella corruzione virale del Brasile, che solo l’élite di Stf (Supremo Tribunale Federale) può permettersi di giudicare e sentenziare.

Peccato che siano prevalsi i toni accesi, e la retorica grottesca dei cartelli che inneggiavano a Jair Bolsonaro, sfruttando il doppio senso del suo secondo nome, Messias, il Messia brasileiro. Con lui il Regno dei Cieli non sarà certo dei poveri. Eppure, in questi giorni che la nazione è paralizzata dal coprifuoco federale per fronteggiare l’epidemia, con bar, ristoranti e gran parte dei supermercati chiusi a doppia mandata, sono proprio loro, gli excluídos, nelle vesti dei rider delle consegne a domicilio, che consentono la sopravvivenza dei brasiliani.

Migliaia di ragazzi sottopagati, che scorrazzano nelle città deserte in moto, con la cassetta delle provviste sulla schiena. A Recife, tanti vengono dalle favelas di Santo Amaro, Macaxeira e Abreu e Lima, dove i residenti, per tamponare l’assenza di interventi riparatori da parte del municipio, appendono sulle colline terrose sovrastanti lenzuolate di plastica nera, per arginare il fango che ricopre le case quando piove.

Ad Abreu e Lima, vanno poi fieri del loro gioiello: una chiesina in miniatura costruita dentro una caravella di ferro battuto. L’opera è montata sopra un piedistallo di marmo alto 20 metri. Un’idea geniale, per ridurre le distanze da quel regno a loro interdetto.

Ultim’ora: Jair Bolsonaro a reti unificate ha minimizzato i rischi legati alla pandemia, schierandosi apertamente contro le misure del ministero della Salute sulla chiusura di scuole, fabbriche e negozi. Una dichiarazione dai toni faziosi, criticata dal presidente del Senato.

(Testi e foto: Flavio Bacchetta Copyright)

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