Dopo averlo ufficialmente proposto allo scorso vertice dei capi di Stato, rendendolo pubblico con un’intervista al Financial Times, il premier Giuseppe Conte rilancia l’idea dei “coronabond“. E il fronte dei favorevoli, che già comprendeva la Francia e la Spagna oltre alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, si allarga. Sono infatti nove i leader che hanno firmato una lettera congiunta indirizzata al presidente del Consiglio Ue Charles Michel (Leggila qui) in cui – in vista della nuova videoconferenza in agenda domani – chiedono il varo di uno “strumento di debito comune emesso da una Istituzione dell’Ue per raccogliere risorse sul mercato sulle stesse basi e a beneficio di tutti gli Stati Membri”.

In agenda nella videoconferenza tra i capi di Stato e di governo dell’Unione resta anche il capitolo Mes, il fondo salva-Stati. Il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno ha proposto di sviluppare i dettagli sul meccanismo di stabilità “prima della fine della settimana prossima“. La Germania per ora rimane ancorata a un uso del Mes “con le regole in vigore“. Intanto, rivela Bloomberg, nel caso si decidesse di attivare il Mes, la Banca centrale europea sarebbe disponibile ad attivare il piano anti-spread Omt (Outright monetary transaction) per l’acquisto di titoli di Stato a breve termine emessi per sostenere i Paesi colpiti dall’emergenza coronavirus. Lo strumento fu messo a punto nel 2012 dall’ex presidente della Bce, Mario Draghi, durante la crisi dei debiti sovrani. Ma finora non è stato mai utilizzato.

Coronabond, Berlino fa muro
Oltre alle firme di Conte e del presidente francese Emmanuel Macron, sulla proposta dei “coronabond” ci sono anche quelle dei capi di Stato di Spagna, Portogallo, Slovenia, Grecia, Irlanda, Belgio e Lussemburgo. Ma Berlino continua a fare muro contro l’ipotesi di un’emissione di bond con rischi condivisi. “Sugli eurobond l’idea del governo tedesco e della cancelliera non è cambiata: anche in tempi di crisi è ancora necessario che controllo e garanzia restino nella stessa mano”, ha detto il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert.

La lettera dei leader Ue
La pandemia è “uno shock senza precedenti”, scrivono i leader Ue. Per questo, “abbiamo bisogno di intraprendere azioni straordinarie che limitino i danni economici e ci preparino a compiere i passi successivi. Questa crisi globale richiede una risposta coordinata a livello europeo”. Per i leader è necessario attivare “tutti i comuni strumenti fiscali a sostegno degli sforzi nazionali”, in particolare “lavorare su uno strumento di debito comune emesso da una Istituzione dell’Ue per raccogliere risorse sul mercato sulle stesse basi e a beneficio di tutti gli Stati Membri, garantendo in questo modo il finanziamento stabile e a lungo termine delle politiche utili a contrastare i danni causati da questa pandemia”, si legge ancora nella lettera. “Questo strumento di debito comune dovrà essere di dimensioni sufficienti e a lunga scadenza, per essere pienamente efficace e per evitare rischi di rifinanziamento ora come nel futuro”.

Germania: “Mes utile con regole in vigore”
Berlino dal canto suo ritiene che si stia mettendo in piedi “già una considerevole serie di misure per contrastare gli effetti economici del Coronavirus” a livello europeo. “Anche l’enorme pacchetto in via di approvazione al Bundestag darà degli effetti anche per gli altri Stati europei”, ha rimarcato, rimandando poi all’efficacia del Mes. Anche sul fondo salva Stati non sono mancate puntualizzazioni riguardo ai contenuti della lettera inviata dal presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno ai capi di Stato e di governo: “Il governo tedesco ritiene che il Mes possa essere uno strumento utile, se fosse necessario, per elargire sostegno veloce agli Stati, con le regole in vigore“, ha rimarcato Seibert.

Centeno: “Entro 5 aprile dettagli su come usare Mes”
Centeno, nella sua missiva, scrive che c’è “ampio sostegno” a un ‘Pandemic Crisis Support’ nell’ambito del Mes attraverso le linee di credito condizionali Eccl, “in un modo coerente con la natura esterna e simmetrica dello choc da Covid-19″. Il sostegno del fondo “sarà usato per i costi collegati all’epidemia, sanitari ed economici. Nel lungo periodo, gli Stati dovranno assicurare un percorso sostenibile“. “Propongo di sviluppare le necessarie specificazioni tecniche prima della fine della settimana prossima“, è la conclusione.

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Borse chiudono in positivo, spread si riduce a 184 punti
Con l’elevarsi della tensione tra le cancellerie, le Borse europee a metà giornata hanno girato in territorio negativo dopo un’apertura in forte rialzo spinte dal rally di Wall Street che ha segnato il maggior rialzo dal 1933 e dall’intesa trovata negli Usa sul pacchetto di misure da 2mila miliardi di dollari. La seduta è stata una continua altalena ma alla fine tutti i listini hanno chiuso ancora positivi, con Piazza Affari a +1,74% e lo spread Btp-Bund a 180 punti, in calo in seguito alla voci sulla Bce rispetto ai 187 dell’apertura. Il tasso sul titolo decennale del Tesoro cala all’1,53%.

Fiducia aziende tedesche ai minimi dal 2009
Intanto dal mondo delle imprese sono arrivati pessimi segnali. La fiducia delle aziende tedesche è crollata ai minimi dal 2009, ossia dai tempi della crisi finanziaria globale, dopo le chiusure di aziende e attività per rallentare la diffusione del virus. L’indice Ifo, che misura la fiducia delle imprese in Germania, è sceso a 86,1 a marzo da 96 di febbraio. “L’economia tedesca è sotto shock”, commenta il presidente dell’Ifo Clemens Fuest prevedendo un calo della produzione totale tra l’1,5% e il 6% quest’anno a seconda della durata delle restrizioni.

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