Il 3 aprile non ci sarà alcun rientro a scuola. Ancora non si sa quando docenti e studenti potranno ritornare in classe, ma gli scenari in campo prevedono una riapertura non prima di maggio, sempre che il picco dei contagi da coronavirus arrivi alla fine di questo mese. In caso contrario, l’anno sarà salvo ma ci si rivedrà tutti a settembre. In questo scenario il mondo della scuola è pronto a tutto: a recuperare nell’ultimo mese il programma perso durante la quarantena, a valutare gli alunni per quanto è possibile, a mettere in campo nuove forme di video-lezione se non si dovesse rientrare a scuola.

E se alle superiori si cerca di portare avanti il programma in modo da avere un rientro più facile, alle primarie, soprattutto con i più piccoli, è difficile pensare di fare lezione come se fossimo a scuola ed è impensabile per molti insegnanti dare i voti. I più preoccupati sono gli studenti all’ultimo anno, quelli che devono affrontare la maturità. Ragazzi, docenti e presidi sono unanimi nel chiedere un esame semplificato, con commissari interni e una seconda prova formulata in loco e non standardizzata.

A scendere in campo a favore del rientro a maggio è il vicepresidente dell’associazione nazionale presidi, Mario Rusconi: “L’anno scolastico è ormai terminato, ma potremmo tornare a scuola all’inizio di maggio. A quel punto si tratterà di vedere come siamo riusciti a reagire di fronte ad un evento nuovo. Va detto con franchezza, non siamo molto allenati dal punto di vista della tecnologia. Al Sud ci sono molte situazioni dove gli studenti non hanno un computer a casa. Ci saremmo aspettati almeno una cabina di regia regionale per avere una piattaforma omogenea. La valutazione dei ragazzi quest’anno non potrà essere perfetta, rischiano di essere penalizzati i più bravi. La questione si riproporrà a settembre, serviranno dei corsi di recupero. Il problema è la maturità, le commissioni dovranno essere interne, esterno potrà essere solo il presidente. La seconda prova dovrà essere calibrata a livello d’istituto. E se dovesse continuare l’emergenza coronavirus a giugno non credo sia ipotizzabile una maturità online”.

Sul tema valutazione è chiaro Ludovico Arte, dirigente dell’istituto “Marco Polo” di Firenze: “Ogni scuola si sta muovendo in ordine sparso. Ho dato alcune indicazioni ai miei insegnanti, non possiamo caricare i ragazzi dell’ansia del programma, ciascuno deve trovare la sua misura. Non si possono mettere voti, in una fase di questo genere è sbagliato perché non tutti sono in grado di connettersi. È importante mandare dei feedback ai ragazzi senza formalizzare il voto. Per le pagelle dipende molto da quando si rientrerà a scuola. Se si rientra dopo Pasqua ci sarebbero le condizioni per avere un numero di valutazioni per recuperare. Se si rientra a maggio è forse più difficile. Se si va a settembre bisogna andare verso una sanatoria, a parte i casi estremi di ragazzi che avevano quattro nel primo quadrimestre. Ai miei insegnanti ho detto di andare avanti con il programma a patto che non si limitino ad assegnare da studiare da pagina a pagina. Per la maturità bisognerà vedere se ci sarà la possibilità di farla in presenza o meno. Sarà per forza un esame semplificato. Se non si potrà fare in presenza non credo che potremo farla online, preferirei spostarla a settembre”.

Roberta Mozzi, dirigente dell’IIS “Torriani” di Cremona ha da poco staccato gli occhi dal computer quando ci risponde. Ha appena terminato l’ennesima videoconferenza con i suoi studenti: “Speriamo di tornare a maggio e avere un mese per fare le cose un po’ meglio. Sono perennemente in videoconferenza con i ragazzi ma non è semplice farlo, non sempre tutto funziona. La circolare del ministero sulla didattica a distanza è di assoluto buon senso. Ogni docente ha la possibilità di valutare, ma la valutazione non dev’essere uno strumento sanzionatorio, bensì arrivare a valorizzare il più possibile questa fase. Vanno valutati tutti i prodotti, dalle interrogazioni online, ai quiz, alle relazioni, alle lavorazioni video, lavori di gruppo. Valuteremo anche la partecipazione degli alunni alle video-lezioni. I miei insegnanti stanno procedendo nel programma attraverso la tecnologia. Fanno ovviamente delle scelte, ho dato un limite tra le dieci e le quindici ore di video-lezione. I contenuti vanno rivisti e tagliati. La maturità è ciò che preoccupa maggiormente i ragazzi, è meglio sapere ora cosa accadrà. L’incertezza non aiuta. Sembra che le commissioni saranno interne e questa è una decisione di buon senso. Non si potranno dare delle prove standardizzate, la seconda prova non potrà essere uniformata a livello nazionale”.

Dalle scuole superiori alla primaria. Dal Nord al Sud. Beatrice Moneti è capo dell’istituto comprensivo “Novelli Veneziano” di Monreale: “Quando sarà passata l’emergenza io credo sia il caso di tornare a scuola. Ogni giorno di lezione è prezioso. Ad oggi la nostra grande difficoltà è che i ragazzi, per la maggior parte dei casi, non hanno un personal computer, ma solo un cellulare. Manca un terzo della popolazione scolastica all’appello. Ogni docente ha comunque modo e tempo di fare una sua valutazione: nel primo quadrimestre ci si è fatti un’idea. Per quanto riguarda la progettazione non si potranno rispettare gli stessi traguardi. Ho fiducia nel raggiungimento degli obiettivi di base”.

Anche gli studenti sono del parere che sarebbe necessario il ritorno a scuola il prima possibile: “Ricominciare a maggio – spiega del liceo classico “Tito Livio” di Martina Franca – è fondamentale per riuscire a completare il programma. Da casa si lavora ma la didattica a distanza non è attrezzata per seguire il programma. Anche per risolvere il problema della valutazione bisogna tornare in aula al più presto. Dovremmo cambiare i parametri e i requisiti per fare una valutazione a distanza. Io dovrò affrontare la maturità, è fondamentale avere una commissione interna, un docente proveniente da un’altra scuola non sarebbe in grado di valutare in maniera oggettiva. La seconda prova non dovrà più essere data a livello nazionale. La prima prova è fattibile anche via web. La seconda prova è un problema, è più facile copiare”.

Dello stesso parere Beatrice Sofia Urso del liceo classico “Tito Livio” di Padova: “Se dovessimo tornare a maggio, dal punto di vista scolastico sarebbe un gran problema. La didattica a distanza non è equiparabile a quella in presenza. Significa avere un programma ridotto, mutilato. Purtroppo il problema è che tante cose sono ancora a discrezione delle varie scuole. La valutazione fino alla circolare Bruschi era nelle mani del preside. Da noi era sconsigliata dal dirigente, ora ci siamo adeguati al provvedimento del ministero, ma è difficile. La valutazione è la parte più complicata, manca l’oggettività. Alla maturità la seconda prova andrebbe eliminata”.

Infine ci sono gli insegnanti che hanno pareri diversi a seconda del grado di scuola. Mara Perotto, insegna a Feltre alla scuola primaria “Gino Allegri”, in prima e seconda: “Se c’è la possibilità di tornare a maggio è meglio, ma la vedo dura. Noi da subito ci siamo attivati attraverso Zoom. Tutti i pomeriggi ci colleghiamo per un’oretta con i bambini. Loro si raccontano. Facciamo qualche attività. Assegno dei piccoli esercizi. Non abbiamo aspettative. Non si può pensare di svolgere il programma. È impossibile avere un riscontro di quanto hanno acquisito. Finora non abbiamo fatto una valutazione e credo sia impossibile farla”

Diversa la voce di Gaetano Vergara, insegnante di spagnolo e animatore digitale all’Isis “Filangieri” di Frattamaggiore: “Benedico l’esistenza del digitale, altrimenti i ragazzi sarebbero soli. Chiaramente il mezzo ha dei limiti. Se ci sono le condizioni per tornare a maggio, sarebbe meglio. Si può comunque continuare anche con la didattica a distanza. Ho molte difficoltà con la prima, dove non tutti gli alunni hanno i mezzi. Bisogna arrivare a distribuire dei tablet ai ragazzi. Va chiarito però che non possiamo essere schiavi del programma, bisogna incrementare le competenze. Bisogna tenere la mente dei ragazzi aperta. Stanno comunque acquisendo competenze digitali che non avevano. Personalmente, per la mia materia posso valutare anche online, faccio fare dei test. Il rispetto delle consegne è un parametro per valutarli. Credo che per la maturità ci dovrebbe essere qualche deroga, immagino un esame fatto solo con i membri interni e le seconde prove fatte in loco”.

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