di Lucia Cuffaro

È necessario in tempi di quarantena forzata svaligiare i supermercati? La credenza diffusa che questa epidemia possa togliere beni di consumo primari è falsa quanto perniciosa. Possiamo invece mettere in atto comportamenti virtuosi, che premiano canali di distribuzione alternativi.

Code infinite e assalto ai supermercati: i giornali quotidianamente documentano situazioni del genere con tanto di intervento della polizia. Una psicosi da Coronavirus frutto dell’ansia generale, anche se le disposizioni del Governo sono state chiare sin da subito: non c’è e non ci sarà nessun blocco agli approvvigionamenti alimentari e di largo consumo.

In questo momento la cosa migliore è prendersi tempo, non farsi afferrare dall’ansia e pensare ai reali bisogni famigliari per evitare sia gli assembramenti che i possibili sprechi.

Nell’organizzazione della spesa sarebbe importante tenere in considerazione un fattore: l’importanza di un’alimentazione salutare, senza pesticidi e sostanze di sintesi per rafforzare il sistema immunitario.

Ma non solo. In questi giorni di pensieri, pause, dolori, sta tornando qualcosa di veramente importante. Il senso di comunità, il mutuo aiuto e una riflessione profonda su quali siano le categorie più in difficoltà. Tra queste vi sono anche i piccoli produttori, gli artigiani, gli agricoltori che utilizzano metodi di coltivazione naturale. Figure che già in un periodo normale fanno fatica a sopravvivere. Piccoli Davide in lotta ogni giorno con i Golia della grande distribuzione organizzata.
Eppure, molti di loro potrebbero portare una spesa fresca di giornata, sana e ricca di nutrienti comodamente sotto casa e seguendo tutte le indicazioni in materia (mascherine, guanti, distanze, ecc.).

C’è un mondo da scoprire fatto di prodotti sani. L’alternativa etica al supermercato c’è, a costi equi e in tutta sicurezza.
Per sapere dove comprare in modo responsabile c’è la “Rete Italiana dell’Economia Solidale”, che collega le realtà di altra economia del Paese: i Gruppi d’Acquisto Solidali (Gas) e i Distretti di Economia Solidale (Des), in cui sono presenti i produttori, i fornitori e le associazioni, in circuiti di idee, informazioni, prodotti e servizi per le persone, per creare al contempo legami di fiducia e sostegno reciproco. Per trovare lo snodo più vicino a casa si può consultare il portale www.economiasolidale.net.

Un’altra buona opportunità è data da “L’Alveare che dice Sì”, che permette di ordinare on line comodamente dal divano tramite computer o cellulare, per avere tutti i prodotti necessari e a km 0, con consegne a domicilio o presso i punti di distribuzione.

Il tempo a disposizione può essere investito proprio per pianificare al meglio, comprando nelle giuste quantità, senza dover riempire i cassonetti di alimenti andati a male.

In Italia si stima che ogni anno 15 miliardi di euro di cibo vengano sprecati: cifre da capogiro con ingenti danni ambientale ed economici.

Per noi italiani si sa, il cibo è qualcosa di viscerale e fondamentale. Se questo è il momento per fermarsi, possiamo provare a dargli un nuovo senso, uscendo da una filiera piena di bisogni indotti, di spreco, di prodotti spazzatura e di sfruttamento.

È il tempo giusto per iniziare un nuovo affascinante percorso fatto di reti solidali, gruppi d’acquisto, prodotti senza imballaggi, autoproduzione, mercati contadini, consumo etico e libera consapevolezza per avere nel piatto un cibo senza sostanze artificiali, che rendono la nostra Terra a lungo andare infertile e ne avvelenano gli esseri viventi.

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