Vi sono dei fatti che svelano la realtà più di mille discorsi.

Di fronte all’epidemia del coronavirus, Berlusconi se ne va a Nizza nella villa della figlia – immagino con ampio giardino – e Ronaldo rimane nel suo buen retiro nell’isola di Madeira.

Parallelamente le operaie e gli operai, anche quelli che svolgono produzioni non essenziali nella situazione di emergenza, continueranno in larga parte ad andare a lavorare. Il protocollo firmato dalle organizzazioni sindacali con il governo infatti è centrato su un inciso molto semplice, declinato al punto 8: le imprese potranno. Le imprese potranno disporre la chiusura di tutti i reparti diversi dalla produzione (…), rimodulare i livelli produttivi (…), assicurare un piano di turnazione dei dipendenti (…), utilizzare lo smart working (…), utilizzare gli ammortizzatori sociali disponibili (…). Nel caso l’utilizzo degli istituti di cui al punto c) non risulti sufficiente, – dice l’ultimo capoverso – si utilizzeranno i periodi di ferie arretrati non ancora fruiti. Cioè le lavoratrici e i lavoratori dovranno usare le loro ferie forzatamente.

Le imprese potranno. Gli operai e le operaie no. Ubbidiranno.

“Bisogna vedere chi comanda… è tutto qua”, ci viene detto in Alice nel paese delle meraviglie. In Italia la risposta è chiara: comandano i padroni e mentre i ricchi possono andarsene, le operaie e gli operai debbono fare cosa gli viene imposto.

Vi è chi può decidere e chi non può decidere: qui passa la linea di divisione. Come la vogliamo chiamare? Tra il popolo e le elites? Tra le classi sociali? Chiamatela come volete ma nessuna invenzione lessicale potrà coprire questa vergognosa diseguaglianze tra umani. Perché di questo si tratta: qualcuno può porsi nelle condizioni migliori per cercare di non ammalarsi e altri no! Lo Stato repubblicano, che dovrebbe tutelare la parte più debole di questa divisione, firma con Confindustria e sindacato un protocollo in cui viene previsto di tutto, salvo il particolare che alla fine sulle questioni essenziali decide il padrone.

Siamo tutti sulla stessa barca? Non mi pare proprio! L’unico atto responsabile verso i lavoratori e le lavoratrici, verso la popolazione tutta, è quello di fermare le attività non indispensabili in modo da bloccare il contagio. Prima si farà, prima e con meno morti ne usciremo.

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