Germania e Corea del Sud sono due tra i Paesi con il più alto numero di contagi da coronavirus ma che, allo stesso tempo, registrano tra i più bassi tassi di letalità. Approcci diversi da parte dei due governi e una popolazione con caratteristiche differenti che però hanno prodotto un risultato simile nel contrasto al diffondersi dell’epidemia. Due morti da Covid-19 in Germania, su oltre 1.200 casi accertati, e 54 vittime su oltre 7.500 in Corea del Sud, rispettivamente lo 0,16% e lo 0,76%. In Italia, invece, i contagi totali sono 9.172, con 463 morti: un tasso di letalità del 5% circa.

Germania, il vantaggio dei contagiati più giovani
Il primo caso registrato in Germania ha preceduto quello italiano di circa una settimana, ma a differenza del nostro Paese, dove si sono sviluppati rapidamente dei focolai importanti, come ad esempio quello di Codogno, in Lombardia, e quello di Vo’, in Veneto, tanto da costringere il governo a disporre la quarantena forzata, nei Land tedeschi questo non è avvenuto. Se il primo contagio è stato registrato il 24 gennaio, una settimana prima del paziente 1 italiano, la crescita più repentina è avvenuta solo nell’ultima settimana quando, il 2 marzo, sono stati registrati 92 nuovi casi.

È anche grazie a questo che il numero dei morti nel Paese è rimasto fino ad ora limitato a due persone, a differenza di quanto successo in Italia: fino al 27 febbraio, infatti, il numero massimo di contagi giornalieri in Germania è stato di 3 persone, con molti giorni senza nuovi casi. Questo anche grazie al fatto che le prime a risultare positive erano per la maggior parte persone tra i 20 e i 50 anni che più difficilmente sviluppano i sintomi più gravi tipici del Covid-19 rispetto agli over 65. Il primo focolaio tedesco registrato, infatti, ha interessato 14 tra dipendenti e loro familiari dell’azienda bavarese Webasto.

“L’eta dei casi in Italia è diversa. L’età media dei morti è 80 anni, e in Italia sono stati intercettati dei contagiati meno giovani”, ha spiegato il direttore dell’Istituto Koch, Lothar Wieler, in conferenza stampa, spiegando che questa grande differenza di contagi e, soprattutto, morti è pura coincidenza. In Germania “il 70% dei casi ha tra 20 e 50 anni e l’età media degli infettati è 40″. In Italia, secondo dati ufficiali, è invece 60. Wieler si è anche detto convinto che “nelle prossime settimane e mesi” i dati di Italia e Germania si allineeranno.

Inoltre, ha aggiunto Wieler, la differenza sta anche nel fatto che in Italia il coronavirus “è stato diagnosticato tardi, dopo i primi casi di morte”, mentre in Germania “i casi positivi sono stati identificati molto presto”.

È bastato allargare il bacino dei contagiati per far schizzare anche il dato tedesco. Dal 28 febbraio, una settimana dopo i molto sentiti e affollati festeggiamenti del carnevale, che si sono tenuti nel weekend tra il 21 e il 23 febbraio, si è registrata la prima impennata: 25 nuovi casi in un giorno. Dall’inizio di marzo, poi, la curva dei contagi non ha fatto altro che salire: 93 il 2 marzo, 109 il 5 marzo, 185 il 6 marzo, fino al picco dei 208 in 24 ore l’8 marzo.

Solo dopo questi numeri il governo di Berlino ha deciso di correre ai ripari: cancellati gli eventi con più di 1.000 persone e molti importanti appuntamenti nazionali e internazionali. Inoltre, il governo ha subito conrodato un pacchetto di aiuti all’economia, così da favorire il rispetto delle regole e preparare aziende e lavoratori a politiche più stringenti. In particolare, la Grande Coalizione intende aumentare gli investimenti di 3,1 miliardi di euro tra il 2021 e il 2024. In tal modo, la spesa pubblica già prevista dal governo federale per il periodo aumenterà a 12,4 miliardi di euro.

Corea del Sud, età media più bassa e politica in stile Cina
Il caso più sorprendente, tenendo conto che si tratta di uno dei Paesi più colpiti dall’epidemia di coronavirus, è quello della Corea del Sud. Anche lì i primi contagi si sono registrati poco prima che in Italia, ma la crescita dei positivi è stata più repentina, tanto che fino a pochi giorni fa il numero delle persone infettate era superiore al dato italiano. Alla soglia dei 5mila casi accertati (il 3 marzo), il presidente Moon Jae-in ha però deciso di attuare politiche molto restrittive, molto simili a quelle adottate dalla Cina, anch’essa oggi ai minimi storici per numero di contagi giornalieri.

Il governo di Seul ha così destinato 25 miliardi di dollari per misure volte al contrasto della diffusione del virus, dichiarando “guerra” al Covid-19. Il numero dei test è aumentato vertiginosamente e oggi ha superato quota 200mila (contro i 53mila italiani) su una popolazione di 51,5 milioni di persone. Anche questo è un dato che mette in evidenza la differenza tra il caso coreano e quello italiano: su oltre 189mila tamponi (più di 17mila sono ancora in fase di analisi), al 9 marzo i positivi erano 7.382, circa il 4%. In Italia, invece, la percentuale si alza fino al 17%.

L’esecutivo coreano ha messo in campo anche misure più stringenti. Ha attivato immediatamente un pronto intervento governativo attivo 24 ore su 24, svolge test anche fuori dagli ospedali, raccogliendo così un numero maggiore di campioni, e ha avviato una politica più dura sulla diffusione e la distribuzione di mascherine, grazie anche al fatto che le difficoltà di reperimento sono costate dure critiche all’esecutivo. Così, l’export delle protezioni per le vie respiratorie, di cui c’è un’alta domanda in tutto il Paese, è adesso consentito fino al limite del 10% rispetto alla produzione totale, con i produttori che sono obbligati a destinare più del 50% delle mascherine alle agenzie governative che si occupano della distribuzione sul territorio. Inoltre, la loro vendita è stata organizzata in modo da garantire una distribuzione equa tra la popolazione ed evitare assembramenti e speculazioni: è stato stabilito l’acquisto di massimo due pezzi a settimana, redistribuiti in giorni specifici per ogni fascia d’età.

Nessuna particolare restrizione invece per chi arriva dalla Cina, se non l’obbligo di attenersi alle nuove disposizioni governative. Mentre anche l’esercito è stato impiegato in una massiccia operazione di sanificazione dei luoghi pubblici.

Inoltre, anche la tecnologia è stata utilizzata per limitare i casi di contagio, sulla falsa riga di quanto accaduto in Cina, dove le persone vengono identificate grazie a strumenti di riconoscimento facciale per tracciare i loro spostamenti e verificare il rispetto delle disposizioni. In Corea questo strumento non è stato adottato, ma la popolazione è stata invitata a usare l’app per smartphone Corona 100m che traccia gli spostamenti delle persone risultate positive, i luoghi da loro frequentati e le aree a maggior contagio, così che i cittadini possano evitare di circolare in zone considerate più a rischio.

Il governo ha inoltre usato anche il pugno duro contro chi viola le disposizioni o non si è attenuto alle politiche di trasparenza richieste: centinaia di persone sono state infatti costrette in quarantena forzata nel caso in cui si siano rifiutate di sottoporsi ai test.

I risultati, in termini numerici, si sono visti: il numero dei contagi giornalieri ha iniziato ad abbassarsi già dal 6 marzo. Venerdì, ad esempio, sono stati registrati 438 nuovi contagi in tutto il Paese, 367 sabato, 248 domenica e appena 165 lunedì. Numeri che, tenendo conto anche del fatto che le vittime totali sono al momento 54, fa pensare che la situazione si stia avviando verso una nuova normalizzazione.

Grazie anche al fatto che, rispetto a Paesi come l’Italia e la Germania, la Corea del Sud può contare su una popolazione più giovane. Secondo i dati di Cia World Factbook, l’età media dei sudcoreani è di 43,2 anni (46,5 in Italia e 47,8 in Germania), mentre gli over 65, la fascia più a rischio, rappresentano il 15,9% della popolazione (il 22% in Italia e il 23% in Germania).

Twitter: @GianniRosini

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