I sindaci della Lombardia chiedono “segnali di positività”. Il Piemonte vuole un “graduale ritorno alla normalità”. Il Nord produttivo, in ansia per i segnali che lancia l’economia dopo le misure restrittive per contenere il contagio del coronavirus, alza la voce e chiede di allentare la morsa quando mancano tre giorni dalla fine delle ordinanze che hanno disposto la serrata. Senza strappi, ma con un fermo garbo istituzionale, spetta al sindaco di Milano Beppe Sala aprire il fronte. E intanto un primo segnale potrebbe arrivare dal Duomo che si sta organizzando per la riapertura ai turisti con le nuove regole per evitare affollamento contingentando gli ingressi, che include la vendita dei biglietti solo online, a partire da lunedì prossimo, il 2 marzo. Subito si accoda il primo cittadino di Bergamo, Giorgio Gori, mentre il governatore piemontese Alberto Cirio riunisce presidenti delle Province, sindaci e prefetti lanciando segnali al governo.

La mossa del sindaco di Milano è una telefonata al premier Giuseppe Conte. Nel giorno in cui in Lombardia riaprono i locali dopo le 18, Sala invita il presidente del Consiglio “a venire presto a Milano per rendersi conto della situazione”, spiega dopo aver incassato il rinvio del Salone del Mobile, spostato da aprile a metà giugno. “Alcuni cittadini mi chiedono come sono le giornate del sindaco al tempo del coronavirus – dice – Stamattina sono stato in due centri disabili perché è ai più deboli che dobbiamo pensare prima di tutto, ho lavorato per riprogrammare gli eventi che sono una caratteristica centrale della nostra città”.

Quindi la telefonata con Palazzo Chigi. E non solo. Sala ha spiegato di aver parlato anche con il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri: “Ho chiesto supporto e ho detto che un aiuto a Milano – ha concluso – è un buon investimento”. In concreto: “Ripartiamo dalla cultura, riapriamo qualcosa – dice il sindaco – possiamo cominciare dai musei o da altro, ma la cultura è vita”. Una proposta che trova la sponda bergamasca di Gori: “D’accordo con Beppe Sala: il primo segnale di reazione, positività e fiducia può venire dalla cultura. Senza abbandonare la prudenza. Riaprire i musei sarebbe un segnale importantissimo. Tanti sindaci la pensano così, spero anche Dario Franceschini”, dice.

“Questi giorni ci hanno messo a dura prova – prosegue – Le notizie sulla diffusione del virus e le prescrizioni che a partire da domenica hanno limitato tanti aspetti della nostra vita hanno generato un clima di preoccupazione che è andato molto aldilà del necessario. È come se il nostro spirito attivo e positivo fosse improvvisamente spento e intimidito”. Bergamo, aggiunge il sindaco, “sembra sospesa”. Quindi dice di ritenere “giusto seguire le indicazioni, ma al tempo stesso dobbiamo andare avanti con intelligenza e buon senso, senza allarmismi”.

Le stesse istanze arrivano anche dal Piemonte, dove in una settimana si è registrato un solo caso accertato di coronavirus. “Ci sono le condizioni per chiedere al governo un graduale ritorno alla normalità”, sottolinea il presidente Alberto Cirio dopo la notizia del risultato negativo sui due casi di Cumiana. “Le misure attualmente in vigore, per l’ordinanza adottata il 23 febbraio dalla Regione Piemonte, erano già meno restrittive rispetto a quelle previste da altre Regioni come la Lombardia, proprio alla luce della situazione piemontese decisamente più contenuta e circoscritta”, dice Cirio. E ora con l’ordinanza in scadenza sabato 29 e, visto il nuovo quadro sanitario, al fine di confrontarsi sull’opportunità di sospendere o rimodulare le misure per il contenimento del coronavirus in Piemonte ha convocato per il pomeriggio di giovedì a Torino, nella sede della Giunta regionale, i presidenti delle Province, i sindaci dei Comuni capoluogo e tutti i Prefetti del territorio.

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