Nessuna chiusura degli uffici nella Torre Unicredit in Piazza Gae Aulenti a Milano: diversamente da quanto era trapelato nella sera di domenica, la banca fa sapere che “nessun membro del personale è stato confermato essere infetto dal coronavirus”. Alle 7:30 del mattino le porte erano regolarmente aperte e i primi lavoratori oltrepassavano i tornelli. “Tutti gli uffici sono aperti e funzionano regolarmente”, confermano dalla reception. “Non c’è nessun allarme”. Tra i lavoratori che escono dalla metro – ventiquattr’ore e sciarpa davanti alla bocca – un uomo spiega che tutti i dipendenti hanno ricevuto una mail in cui l’azienda offriva la possibilità del telelavoro da casa.

Secondo quanto ricostruito dal Corriere, l’allerta è partita da un dipendente che ha segnalato all’azienda di avere entrambi i genitori positivi al coronavirus: una misura di responsabilità, anche se non vive con loro. Ora sono in corso gli accertamenti. La banca spiega anche di aver adottato una serie di misure per proteggere i propri dipendenti e clienti: oltre alla possibilità di lavorare da casa, vengono distribuiti kit preventivi anti-contagio. Chiuse tutte le aree comuni presso le sedi centrali di Milano e Cologno Monzese, e vietati, per il momento, i viaggi nazionali e internazionali non essenziali. L’azienda ha annunciato di aver predisposto anche un sistema di controllo della temperatura all’entrata delle torri di Piazza Gae Aulenti, attivato alle 9 di mattina. Alla reception del piano terra i lavoratori entravano regolarmente, così come i clienti nello sportello adiacente. Solo un cartello annuncia un’assemblea del personale indetta da i lavoratori per martedì 25 febbraio “Dalle ore 8:30 alle 20:45 e dalle ore 14:45 alle ore 17:00 potrebbe non essere assicurato non il funzionamento dei servizi allo sportello”.

In Lombardia, la Regione più colpita dal coronavirus in Italia, le aziende puntano sullo smartworking per non interrompere il lavoro e, allo stesso tempo, evitare di far correre rischi ai propri dipendenti. Intesa Sanpaolo ha disposto la chiusura delle filiali nell’area ‘rossa’, offrendo ai dipendenti dei comuni isolati “permessi retribuiti” o la facoltà di lavorare da casa, stesse misure adottate anche da Banco Bpm. L’istituto milanese ha sospeso tutti i corsi di formazione già programmati nella prossima settimana, le trasferte all’estero e più in generale raccomanda di limitare al massimo gli spostamenti sul territorio. Zurich ha chiesto di lavorare in smart working ai dipendenti di Milano, Brescia, Modena, Rimini, Padova e Torino anche se non ci sono casi di contagio tra i dipendenti.

Le riunioni vengono ripianificate e trasformate in conference call, e le trasferte sospese. Già nei giorni scorsi Enel, Eni, Saipem hanno disposto lavoro da remoto “fino a data da destinarsi” per tutti i colleghi che lavorano o hanno residenza in uno dei comuni “interessati da ordinanze pubbliche” relative al coronavirus. Snam, per tutta la settimana, ha attuato lo smart working per oltre mille dipendenti. Mentre Leonardo ha sospeso “a scopo precauzionale e con effetto immediato” trasferte nazionali e internazionali, seguito dal gruppo Pirelli che ha attivato misure di sicurezza straordinarie per il suo quartier generale a Milano.

Nelle tlc Vodafone ha ulteriormente intensificato le misure di controllo e prevenzione con il telelavoro per i dipendenti delle sedi di Vodafone Village di Milano, Padova e Bologna fino a mercoledì 26 febbraio. “Da ieri – precisa l’azienda – sono state sospese tutte le trasferte di lavoro che devono essere preventivamente autorizzate dalla Direzione HR con il supporto del medico aziendale; i dipendenti sono stati inviati ad utilizzare la mascherina in caso di utilizzo di mezzi pubblici“. Tim ha deciso di “sospendere gli interventi tecnici non urgenti nelle Regioni coinvolte mentre per gli interventi non rinviabili saranno adottate tutte le misure e dotazioni necessarie ai tecnici per operare in totale sicurezza”. Così farà anche Wind Tre che ha inoltre raccomandato lo smartworking a chi lavora in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte e Friuli Venezia Giulia lunedì e martedì.

C’è preoccupazione anche fuori dall’Italia: il colosso del lusso Lvmh, che riunisce molti prestigiosi marchi di moda, da qualche giorno ha invitato i suoi manager a non viaggiare dall’Italia alle altre sedi internazionali. Anche molte grandi aziende italiane stanno fermando le trasferte. Ultimo giorno di Fashion Week praticamente cancellato: nessun brand sfilerà, nemmeno a porte chiuse. Armani chiude per una settimana gli uffici di Milano e le sedi produttive che si trovano in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Trentino e Piemonte: domenica ha presentato la collezione della linea autunno-inverno con una sfilata senza pubblico. Gucci domenica ha informato i propri dipendenti invitandoli a limitare le trasferte, preferendo modalità di comunicazione a distanza, come le video-conference. “Per tutti i colleghi della sede di Milano – dichiara l’azienda in una nota – è incoraggiato l’utilizzo dello smart working”. Tod’s ha preferito optare per smart working e limitazione delle trasferte per qualche giorno. In Fca e Cnh Industrial invece l’attività nelle fabbriche riprenderà regolarmente, con massima attenzione ai luoghi più affollati nelle fabbriche come le mense.

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