Dopo ‘C’ero una volta… La sinistra’ e ‘C’ero una volta… Mani Pulite’, Antonio Padellaro e Silvia Truzzi con il ‘C’ero una volta… il Duce’ – il programma realizzato da Loft Produzioni (in esclusiva per sito e app Loft) – si interrogano sul motivo per cui molti italiani sentano ancora la nostalgia di Benito Mussolini mitizzando il Ventennio fascista. Insieme ad alcuni esperti e con il contributo dei filmati dell’epoca dell’Istituto Luce, i due giornalisti analizzano analogie e differenze con l’attualità, in un momento in cui il 48 per cento degli italiani, secondo il Censis, vuole “l’uomo forte” alla guida del Paese. Secondo ospite, dopo Pietrangelo Buttafuoco, è il direttore di Radio Capital Massimo Giannini: “C’è stata una netta accelerazione di un certo tipo di fatti di cronaca dopo quella che io chiamo “la notte dei citofoni” – spiega il giornalista, facendo riferimento al 21 gennaio scorso quando il leader della Lega Matteo Salvini citofonò a un minorenne tunisino accusandolo di spacciare in un quartiere periferico di Bologna – In cinque casi, sono comparse scritte che segnalavano la presenza di un ebreo, come a Mondovì il 24 gennaio, o sono accadute aggressioni: ecco, questi sono segnali di allarme che hanno a che fare con quel ‘fascismo eterno’ che in Italia continua a esserci”. Non si tratta di una riproposizione storica del fascismo del Ventennio, ma di nuove forme di violenza, razzismo e intolleranza. “Ogni volta che si evoca un episodio che ha a che fare con il fascismo, c’è sempre qualcuno che, banalizzando all’estremo, chiede: ‘E allora il comunismo?’ – prosegue Giannini – Sono due cose diverse: noi il fascismo lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle”. E’ possibile una pacificazione? Secondo l’editorialista de La Repubblica “sì, ma se si riconosce che durante la guerra c’erano i fascisti che stavano dalla parte del torto e gli antifascisti che lottavano per la giustizia”.

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