“Belli come la vita, neri come la morte”. È il motto delle brigate nere, milizia paramilitare fascista della Repubblica sociale, che campeggia sul profilo personale di Andrea Morando, un architetto di Asti molto vicino a Forza Italia che la giunta regionale del Piemonte, guidata da Alberto Cirio, ha nominato alla guida dell’Istituto regionale per le piante da legno e l’ambiente (Ipla), una società pubblica. È il terzo caso di collaboratori “nostalgici” dall’insediamento della nuova amministrazione, anche se Morando tenta di sminuire il fatto: “Una cosa vecchia, non so neanche se l’ho inserita io”, si discolpa nella speranza di placare la polemica in attesa di prendere ufficialmente il suo posto. “Presidente Cirio, si prenda le responsabilità delle nomine che fa e ha fatto – afferma il consigliere regionale di Liberi, uguali e verdi, Marco Grimaldi -. O è molto distratto o è pienamente complice di questo quotidiano supporto a persone vicine ad ambienti di estrema destra o dichiaratamente fasciste”. “Se è vero che tre indizi fanno una prova, allora, presidente Cirio, c’è un problema – notano i consiglieri del Pd Mauro Salizzoni e Domenico Rossi -. In tempi in cui, quasi ogni giorno, scritte vergognose profanano le case dei figli dei partigiani o dei deportati, è possibile chiedere che la giunta scelga persone almeno non sfacciatamente di simpatie fasciste?”. Francesca Frediani, capogruppo regionale del M5s, chiede che “a Morando venga subito revocato l’incarico o l’immagine del presidente Cirio e di questa giunta verrà macchiata per sempre dell’infame marchio di connivente con i neofascisti”.

È ancora seduto sulla sua poltrona Luigi Songa che, poco dopo essere stato nominato dal centrodestra per guidare la sede di Novara dell’Agenzia territoriale per la casa (che si occupa di case popolari), ha arredato il proprio ufficio con cimeli e libri su Mussolini. Dopo le critiche sollevate dal centrosinistra e dal M5s, Songa non ha fatto marcia indietro, anzi ha dichiarato di non offendersi se qualcuno lo chiama fascista. Non ha fatto marcia indietro neanche quando Cirio e il presidente del consiglio regionale, Stefano Allasia (Lega), hanno chiesto di “rimettere il mandato che ricopre”, un gesto ritenuto “doveroso”, e “l’immediata rimozione dagli uffici dell’ente di qualunque oggetto, documento o simbolo riconducibile al disciolto Partito nazionale fascista e non attinente in alcun modo alla attività istituzionale dell’Atc”: “Le dichiarazioni rese e i comportamenti tenuti risultano incompatibili con i valori fondanti della Regione Piemonte”, hanno dichiarato Cirio e Allasia in un comunicato.

Lui è rimasto nel suo posto ed è rimasto al suo posto anche Andrea Lorusso, il portavoce dell’assessore ai bambini e al welfare, Chiara Caucino, di recente finita al centro delle polemiche per la sua proposta di legge sugli affidamenti e per le frasi sulle donne che non hanno figli. Lorusso su Facebook aveva pubblicato una foto scattata a Predappio di lui inginocchiato davanti al mausoleo di Mussolini e la scritta “Io non ho tradito”, altra frase ‘nostalgica’. Lui si era difeso etichettandola come “una goliardata da ragazzo”: “Non sono un fascista – aveva aggiunto -, forse la mia colpa è di non essere stato nello schieramento degli ‘anti’”. L’assessore aveva prima annunciato il suo licenziamento e poco dopo lo ha graziato. A questo quadro, infine, si aggiungono i seimila euro stanziati dalla Regione per l’editrice di fumetti Ferrogallico, legata al giro di Casapound come il Primato nazionale e la casa editrice Altoforte: Ferrogallico dovrà stampare il fumetto “Foiba rossa. Norma Cossetto, storia di un’italiana”, che l’assessora alla Scuola Elena Chiorino ha deciso di distribuire in tutte le scuole. “Riteniamo che si possa e debba arginare questa normalizzazione e istituzionalizzazione della narrative neofascista”, denunciavano la scorsa settimana i due storici torinesi Carlo Greppi e Marco Meotto chiedendo di fermare l’iniziativa.

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