Addio a 35mila posti di lavoro a livello globale entro la fine del 2022. È quanto prevede il pesante piano di ristrutturazione annunciato da Hsbc, la più grande banca in Europa per asset, dopo aver un chiuso un 2019 difficile che ha visto il suo utile netto calare del 53% a 6 miliardi di dollari, contro i 12,6 miliardi dell’anno precedente. L’amministratore delegato ad interim, Noel Quinn, ha spiegato che i tagli riguarderanno in primis le attività negli Usa e in Europa. Hsbc ha avuto negli ultimi anni un andamento positivo in Asia, ma perdite consistenti sul mercato nordamericano e su quello europeo, aggravatesi negli ultimi mesi in particolare nell’investment banking e commercial banking. Quinn ha detto di temere peraltro un ulteriore contraccolpo nel 2020 legato agli effetti dell’emergenza coronavirus che “sta causando turbolenze economiche a Hong Kong e in Cina e potrebbe influire sulla performance”.

Il numero di dipendenti del gruppo nel mondo, pari a 235mila, dovrà quindi essere ridotto a 200mila in meno di tre anni, con il “consolidamento” di alcune parti del business e la “riorganizzazione delle funzioni globali e della sede centrale”, ha spiegato Quinn. Secondo le stime della ‘big’ del credito europeo, la ristrutturazione dovrebbe costare 6 miliardi di dollari, mentre 1,2 miliardi dovrebbero arrivare dalla vendita di attività, principalmente nel 2020 e nel 2021.

Il forte calo degli utili del 2019 riflette il rallentamento dell’economia globale, ma include anche una maxi-svalutazione da 7,3 miliardi di dollari per le attività europee di investment banking e commercial banking di Hsbc. L’utile ante imposte è sceso del 32,9%, a 13,35 miliardi di dollari, mentre le entrate sono aumentate del 5,9% nel 2019 a 55,4 miliardi. La banca dichiara che ridurrà la stazza delle divisioni sales, trading e equity research in Europa, e trasferirà risorse in Asia. Negli Stati Uniti, Hsbc prevede invece di espandere la propria attività di corporate banking a clienti internazionali.

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